— Se è così, tu mi hai già spaventata. Potrai dunque dirmi tutto quel che ne sai senza aggravarti la coscienza.

— Dio Signore! si dice che compariscano spiriti in questa camera, e da un bel pezzo.

— Se è vero, gli è uno spirito che sa chiudere molto bene i chiavistelli, » disse Emilia sforzandosi di ridere, malgrado la sua paura. « Ieri sera lasciai quella porta aperta, e stamane l'ho trovata chiusa. »

Annetta impallidì, e tacque.

« Hai tu inteso dire che qualche servitore abbia chiusa questa porta stamattina prima ch'io mi alzassi?

— No, signora Emilia, vi giuro che non lo so, ma andrò a domandarlo, » disse Annetta correndo alla porta del corridoio.

— Fermati, Annetta, ho altre domande da farti. Dimmi quel che sai di questa camera e della scaletta segreta.

— Vado subito a domandarlo, signorina; eppoi son persuasa che la padrona avrà bisogno di me, e non posso più restare. » Ed uscì ratta, senza aspettare risposta. Emilia, sollevata dalla certezza che Morano non era arrivato, non potè astenersi di ridere del repentino terrore superstizioso di Annetta, benchè anch'ella se ne risentisse talfiata.

Montoni aveva negato ad Emilia un'altra camera, ed ella si decise a sopportar rassegnata il male che non poteva evitare. Procurò di rendere la sua abitazione più comoda che potè; situò su d'un grand'armadio la sua piccola biblioteca, delizia dei giorni felici, e consolazione nella sua malinconia, preparò le matite, avendo deciso di disegnare il sublime punto di vista che scorgevasi dalla finestra; ma rammentandosi quante volte avesse intrapreso anche altrove una distrazione di quel genere, e quante ne fosse stata impedita da nuove imprevedute disgrazie, titubò ad accingersi al lavoro, turbata dal presupposto prossimo arrivo del conte.

Per evitare queste penose riflessioni, si mise a leggere; ma la sua attenzione non potendo fissarsi sul libro che aveva in mano, lo buttò sul tavolino, e risolse di visitare il castello. Rammentandosi la strana istoria dell'antica proprietaria, si ricordò del quadro coperto dal velo, e risolse d'andarlo a scoprire. Traversando le stanze che vi conducevano, si sentì vivamente agitata: i rapporti di quel quadro colla signora del castello, il discorso di Annetta, la circostanza del velo, il mistero di quell'affare, eccitavano nell'anima sua un lieve sentimento di terrore, ma di quel terrore che s'impadronisce dello spirito, l'innalza ad idee grandiose, e, per una specie di magia, all'oggetto medesimo, che n'è la cagione.