— La padrona aveva bisogno di me, » rispose Annetta un poco imbarazzata. « Vado subito a prendere le legna.
— No, » disse Caterina, « è incombenza mia. » Ed uscì. Annetta voleva seguirla; ma Emilia la richiamò, ed ella si mise a parlar forte e a ridere, come se avesse avuto paura di stare silenziosa.
Caterina tornò colle legna, e tostochè fu acceso il fuoco e la serva se ne fu andata, la fanciulla domandò ad Annetta se avesse prese le informazioni ordinatele.
« Sì, signora, » rispose la ragazza, « ma nessuno sa nulla. Io ho osservato Carlo con attenzione, perchè dicono ch'egli sappia di cose strane; quel vecchio ha una cert'aria che non saprei esprimere: mi domandò più volte se era ben sicura che la porta della scaletta segreta non fosse chiusa. — Sicurissima, gli risposi. In verità, signorina, son tanto sbalordita, che non so quel che mi dica. Non vorrei dormire in questa camera più che sul cannone del baluardo, là in fondo.
— E perchè meno su quel cannone che in qualunque altra parte del castello? » disse Emilia sorridendo. « Credo che il letto sarebbe duro.
— Sì, ma non si può trovarne un più cattivo. Il fatto sta che la notte scorsa fu veduto qualcosa vicino a quel cannone, che vi stava come di guardia.
— E tu credi a tutte le favole che ti spacciano?
— Signorina, vi farò vedere il cannone di cui si tratta. Voi potete scorgerlo qui dalla finestra.
— È vero, ma è una prova che sia guardato da un fantasma?
— Come! Se vi faccio vedere il cannone, non lo credete neppure allora?