— No, non credo altro se non quel che vedo co' miei occhi.

— Ebbene, lo vedrete, se volete avvicinarvi soltanto alla finestra. »

Emilia non potè trattener le risa, e Annetta parve sconcertata. Vedendo la di lei facilità a credere al maraviglioso, la fanciulla credè bene astenersi dal parlarle del soggetto del suo terrore, temendo ch'ella soccombesse a paure ideali. Parlò dunque delle regate di Venezia.

« Oh! sì, signorina, » disse Annetta, « que' bei lampioni e quelle belle notti al chiaro di luna: ecco che cosa c'è di magnifico a Venezia; son certa che la luna è più bella in quella città che altrove. Che musica deliziosa si sentiva! Lodovico cantava così spesso vicino alla mia finestra, sotto il portico! Fu Lodovico a parlarmi di quel quadro che avevate tanta smania di vedere ieri.

— Che quadro? » disse Emilia, volendo far parlare Annetta.

— Quel quadro terribile col velo nero.

— L'hai tu veduto?

— Chi? io? giammai; ma stamattina, » continuò la cameriera, parlando sottovoce e guardandosi intorno, « stamattina, quando fu giorno chiaro, — voi sapete ch'io aveva un gran desiderio di vederlo, ed aveva inteso strane cose in proposito, — andai fino alla porta decisa di entrarvi, ma la trovai chiusa. »

Emilia fremette, e temendo d'essere stata osservata, poichè la porta era stata chiusa sì poco tempo dopo la sua visita, tremava la sua curiosità non le attirasse la vendetta di Montoni; e comprendendo quel soggetto essere troppo spaventoso per occuparsene a quell'ora, cambiò discorso. Era vicina la mezzanotte, e Annetta accingeasi ad andarsene, allorchè intesero suonare la campana della porta d'ingresso; ristettero spaventate: dopo una lunga pausa udirono il rumore di una carrozza nel cortile; Emilia si abbandonò sopra la sedia esclamando: « È il conte senz'altro.

— A quest'ora! oh no! parendomi impossibile ch'egli abbia scelto questo momento per arrivare in una casa.