— Cara mia, non perdiamo tempo in vani discorsi, » disse Emilia spaventata; « va, te ne prego, va a vedere chi può essere. »
Annetta uscì portando via il lume, e lasciandola all'oscuro: ciò le avrebbe fatto paura qualche minuto prima, ma in quel momento non ci badava: aspettava ed ascoltava quasi senza respirare. Infine Annetta ricomparve.
« Sì, » diss'ella, « avevate ragione; è il conte.
— Giusto cielo! » sclamò Emilia; « ma è proprio lui? l'hai realmente riconosciuto?
— Sì, l'ho veduto distintamente; sono andata al finestrino della corte occidentale che, come sapete, guarda nel cortile intorno. Ho veduto la sua carrozza, ov'egli aspettava qualcuno: vi erano molti cavalieri con torce accese. Quando gli si presentò Carlo, disse alcune parole ch'io non potei capire, e scese in compagnia d'un altro signore. Credendo che il padrone fosse già in letto, corsi al gabinetto della padrona per saper qualcosa; incontrai Lodovico, dal quale seppi che il signor Montoni vegliava ancora, e teneva consiglio cogli altri signori in fondo alla galleria di levante. Lodovico mi fe' segno di tacere, ed io son tornata subito qui. »
Emilia domandò chi fosse il compagno del conte, e come li avesse ricevuti Montoni; ma Annetta non potè dirle nulla.
« Lodovico, » soggiuns'ella, « andava appunto a chiamare il cameriere del padrone per informarlo di questo arrivo, allorchè io lo trovai. »
Emilia restò alcun tempo incerta; finalmente pregò Annetta di andar a scoprire, se fosse possibile, l'intenzione del conte venendo al castello.
« Volentieri, » rispose l'altra; « ma come potrò io trovare la scala, se vi lascio la lucerna? »
Emilia si offrì di farle lume. Quando furono in cima alla scala, essa riflettè che poteva essere veduta dal conte, e, per evitar di passare pel salone, Annetta la condusse per vari anditi ad una scala segreta che metteva nel tinello.