— A dispetto di Montoni! » sclamò Emilia con vivacità. « O cielo! che sento mai?

— Che Montoni è un infame, » gridò Morano con veemenza, « un infame che vi vendeva al mio amore, che...

— E quello che mi comprava lo era egli meno? » diss'ella gettando sul conte un'occhiata sprezzante. « Uscite, signore, uscite sull'istante. » Poi soggiunse con voce commossa dalla speranza e dal timore, benchè sapesse di non poter essere intesa da nessuno: « Od io metterò sossopra tutto il castello, ed otterrò dal risentimento del signor Montoni ciò che implorai indarno dalla sua pietà.

— Non isperate nulla dalla sua pietà; egli mi ha tradito indegnamente: la mia vendetta lo perseguiterà da per tutto; e quanto a voi, Emilia, ha senza dubbio progetti più lucrosi del primo. »

Il raggio di speranza che le prime parole del conte avevano reso ad Emilia, fu quasi spento da queste ultime espressioni. La di lei fisonomia ne fu conturbata, e Morano procurò di trarne vantaggio. Ei disse:

« Io perdo il tempo, non venni per declamare contro Montoni, venni per sollecitare, per supplicare Emilia; venni per dirle tutto ciò che soffro, per iscongiurarla di salvarci amendue: me dalla disperazione e lei dalla rovina. Emilia, i progetti di Montoni son tali, che voi non potete concepirli; sono terribili, ve lo giuro. Fuggite, fuggite da quest'orrida prigione coll'uomo che vi adora. Un servo, guadagnato a forza d'oro, mi aprirà le porte del castello, e fra breve vi sarete sottratta da questo scellerato. »

Emilia era oppressa dal colpo terribile ricevuto nel mentre appunto rinascevale la speranza in cuore. Si vedeva perduta senza riparo. Incapace di rispondere e quasi di riflettere, si abbandonò sur una sedia, pallida e taciturna; era probabilissimo che in principio Montoni l'avesse venduta a Morano, ma era chiaro che in seguito avesse ritrattata la sua promessa, e la condotta del conte lo provava. Appariva eziandio che un progetto più vantaggioso aveva solo potuto decidere l'egoista Montoni ad abbandonare quel piano, che aveva sì vivamente sollecitato. Queste riflessioni la fecero fremere delle parole di Morano, ch'ella non esitava a credere. Ma mentre tremava all'idea delle sventure che l'attendevano nel castello di Udolfo, considerava che l'unico mezzo di uscirne era la protezione d'un uomo, col quale non potevano mancarle sciagure più certe e non meno terribili; mali in fine, di cui non poteva sostener il pensiero.

Il silenzio di lei incoraggì le speranze del conte, che l'osservava con impazienza; ei le prese la mano e scongiurala a decidersi. « Tutti gl'istanti di ritardo, » le disse, « rendono la partenza più pericolosa; i pochi momenti che noi perdiamo, possono dare a Montoni il tempo di sorprenderci.

— Per pietà, signore, non m'importunate » disse Emilia fiocamente; « io sono infelice, e debbo continuare ad esserlo. Lasciatemi, ve ne prego, lasciatemi al mio destino.

— Non mai, » gridò il conte con impeto; « io perirò piuttosto... ma perdonate questa violenza: l'idea di perdervi mi altera la ragione. Voi non potete ignorare il carattere di Montoni; ma potete ignorare i suoi progetti, sì, voi li ignorate certo, chè diversamente non esitereste fra l'amor mio ed il suo potere.