— Io non esito punto, » disse Emilia.

— Partiamo dunque, » soggiunse Morano baciandole la mano, ed alzandosi in fretta. « La mia carrozza ci aspetta sotto le mura del castello.

— V'ingannate, signore; vi ringrazio dell'interesse che prendete per la mia sorte, ma io resterò sotto la protezione del signor Montoni.

— Sotto la sua protezione! » sclamò violentemente Morano; « la sua protezione! Emilia, deh! non vi lasciate ingannare... Ve l'ho già detto quale sarebbe la sua protezione.

— Scusate se in questo momento non presto fede ad una semplice asserzione, e se esigo qualche prova.

— Non ho il tempo nè il mezzo di produrne.

— Ed io non avrò nessuna volontà di ascoltarle.

— Voi vi beffate della mia pazienza e delle pene mie, » continuò Morano; « un matrimonio coll'uomo che vi adora, è egli dunque così terribile ai vostri occhi? Preferite questa crudel prigionia? Oh! c'è qualcuno, per certo, che m'invola gli affetti che dovrebbero appartenermi, altrimenti non potreste ricusare un partito che può sottrarvi alla più barbara tirannide. » E correva smarrito su e giù per la camera.

— Il vostro discorso, conte Morano, prova abbastanza che i miei affetti non potrebbero appartenervi, » disse Emilia con dolcezza. « Questa condotta prova abbastanza ch'io sarei ugualmente tiranneggiata, caso fossi in vostro potere. Se volete persuadermi il contrario, cessate di molestarmi davvantaggio colla vostra presenza; se me lo negaste, mi obblighereste di esporvi alla collera del signor Montoni.

— Ma ch'ei venga! » sclamò Morano furibondo; « ch'ei venga! Ardisca provocare la mia! ardisca guardare in faccia l'uomo che ha così insolentemente oltraggiato! Gl'insegnerò io cosa sia la morale, la giustizia, e specialmente la vendetta! venga, ed io gl'immergerò la spada nel seno. »