La veemenza colla quale si esprimeva, divenne per Emilia un nuovo motivo d'inquietudine. Si alzò dalla sedia, ma le tremavano le gambe, e ricadde. Guardava attentamente la porta chiusa del corridoio, convincendosi di non poter fuggire senza esserne impedita.
« Conte Morano, » diss'ella finalmente, « calmatevi, ve ne scongiuro, ed ascoltate la ragione, se non la pietà. Voi v'ingannate egualmente nell'amore e nell'odio. Non potrò mai corrispondere all'affetto onde vi piaceste onorarmi, e certo io non l'ho mai incoraggito. Il signor Montoni non può avervi oltraggiato: sappiate ch'ei non ha diritto di disporre della mia mano, quand'anco ne avesse il potere. Lasciatemi, abbandonate questo castello, finchè potete farlo con sicurezza. Risparmiatevi le terribili conseguenze d'una vendetta ingiusta, ed il rimorso sicuro di aver prolungato i miei patimenti.
— Una vendetta ingiusta! » esclamò il conte riprendendo a un tratto la furia della passione. « E chi mai potrà vedere questo volto angelico, e credere un castigo qualunque proporzionato all'offesa che mi fu fatta? Sì, abbandonerò questo castello, ma non ne uscirò solo. La mia gente mi aspetta, e vi porterà alla mia carrozza; le vostre strida saranno inutili; nessuno può ascoltarle in questo luogo remoto. Cedete dunque alla necessità, e lasciatevi condurre.
— Conte Morano, » diss'ella alzandosi, e respingendolo mentre si avanzava, « io sono adesso in poter vostro, ma riflettete che una simile condotta non può acquistarvi la stima di cui pretendete esser degno. »
Qui fu interrotta dal brontolìo del suo cane, che saltò giù dal letto per la seconda volta; Morano guardò verso la scala, e, non vedendo alcuno, chiamò ad alta voce Cesario.
« Emilia, » le disse, in seguito, « perchè mi obbligate ad usar questo mezzo? Oh! quanto desidererei persuadervi, anzichè obbligarvi ad essere la mia sposa! Ma giuro al cielo che Montoni non vi venderà ad un altro. Intanto verrete meco. Cesario, Cesario!... »
Un uomo comparve. Emilia gettò un alto strido, mentre il conte la trascinava. In quel punto s'intese rumore all'uscio del corridoio. Il conte si fermò, come esitante tra l'amore e la vendetta; l'uscio si aprì, e Montoni, seguito dal vecchio intendente e da parecchi altri, entrò precipitoso nella camera dicendo: « Ah traditore! pagherai il fio del tuo infame attentato; in guardia! »
Il conte non aspettò una seconda sfida; consegnò Emilia a Cesario, e voltosi con fierezza: « Sono da te, infame, » gridò egli menandogli un colpo da disperato. Montoni si difese valorosamente, ma furono separati dai seguaci, mentre Carlo strappava Emilia alla gente di Morano.
« È per questo, » disse Montoni con ironia, « è per questo ch'io vi riceveva nel mio tetto, e vi permetteva di passarvi la notte? Voi adunque veniste a ricompensar la mia ospitalità con un indegno tradimento, e per involarmi mia nipote?
— Che chi parla di tradimento, » rispose Morano con rabbia concentrata, « osi mostrarsi senza arrossire. Montoni, voi siete un infame; se qui c'è tradimento, voi solo ne siete l'autore.