— Un quadro! » sclamò ella fremendo.

— Sì, il ritratto dell'antica padrona del castello. Il vecchio Carlo mi ha or detto ch'era dessa, e pensai farvi cosa grata conducendovi a vederla: quanto alla signora, voi sapete che non si può parlargliene.

— E perciò tu ne parli con tutti.

— Sì, signora; cosa farei qui, se non potessi parlare? Se fossi in un carcere, e mi lasciassero chiaccherare, sarebbe almeno una consolazione: sì, vorrei parlare, quand'anco fosse ai muri. Ma venite, non perdiamo tempo: bisogna che vi mostri il quadro.

— È forse coperto da un velo? » disse Emilia dopo una pausa; « non ho nessuna voglia di vederlo.

— Come! signora Emilia, non volete vedere la padrona del castello, quella signora che sparve così stranamente? Quanto a me, avrei traversate tutte le montagne per veder il ritratto. A dirvi il vero, questo racconto singolare mi fa fremere al solo pensarvi, eppure è l'unica cosa che m'interessa.

— Sei tu poi certa che è un quadro? l'hai tu veduto? È coperto da un velo?

— Buon Dio! sì, no e sì: son certa che è un quadro. L'ho veduto, e non è coperto da alcun velo. »

L'accento e l'aria di sorpresa con cui Annetta rispose, rammentarono ad Emilia la sua prudenza, e con un sorriso forzato, dissimulando la commozione, acconsentì ad andar a vedere il ritratto posto in una stanza oscura attigua al tinello.

« Eccolo qua, » disse Annetta piano, mostrandole il quadro. Emilia l'osservò, e vide che rappresentava una signora nel fior dell'età e della bellezza. I lineamenti n'erano nobili, regolari e pieni d'una forte espressione, ma non di quella seducente dolcezza che avrebbe voluto trovarvi Emilia, nè di quella tenera melanconia che tanto l'interessava.