— Nipote crudele e insensibile, » la interruppe impazientemente la zia, « voi dunque tentate persuadermi che non ho motivo di querelarmi? Che mio marito è in una posizione brillante? che il mio avvenire è consolante, e che i miei affanni son puerili e romanzeschi come i vostri? Strane consolazioni! Persuadermi che sono priva di criterio e di sentimento, perchè voi non sentite nulla, e siete indifferentissima ai mali altrui! Io credeva aprire il cuore ad una persona compassionevole, che simpatizzasse colle mie pene; ma mi avvedo pur troppo che le persone sentimentali non sanno sentire che per sè. Andatevene. »

Emilia, senza risponderle, uscì con un misto di pietà e disprezzo. Appena fu sola, cedè ai penosi pensieri che le faceva nascere la posizione infelice della zia. Le proprie osservazioni, le parole equivoche di Morano, l'aveano convinta che il patrimonio di Montoni mal corrispondeva alle apparenze. Vedeva il fasto di lui, il numero de' servi, le sue nuove spese per le fortificazioni, e la riflessione aumentò la di lei incertezza sulla sorte della zia e la propria, pensando al truce carattere dello zio che andava ognor più spiegandosi nella sua ferocia.

Mentre versava in questi affliggenti pensieri, Annetta le portò il pranzo in camera. Sorpresa da tal novità, domandò chi glielo avesse ordinato. « La mia padrona, » rispose Annetta. « Il signore ha comandato ch'essa pranzi nel suo appartamento ed ella vi manda il pranzo nel vostro. Ci sono state forti discussioni fra loro, e mi pare che la cosa si faccia seria. »

Emilia, poco badando alle sue ciarle, si mise a tavola, ma Annetta non taceva sì facilmente: parlò dell'arrivo degli uomini da lei già veduti sul bastione, e della loro strana figura, non meno che della buona accoglienza lor fatta da Montoni. « Pranzano essi con lui? » disse Emilia.

— No, signorina; hanno già mangiato nelle lor camere in fondo alla galleria settentrionale. Non so quando se ne andranno. Il padrone ha ordinato a Carlo di portar loro il bisognevole. Hanno già fatto il giro di tutto il castello, e dirette molte interrogazioni ai manovali. In vita mia non ho mai veduto ceffi così brutti; fanno paura a vederli. »

La fanciulla le domandò se avesse udito riparlare del conte Morano, e se vi fosse per lui speranza di guarigione. Annetta sapeva solo che trovavasi in una capanna, e molto aggravato. Emilia non potè nascondere la commozione.

« Signorina, » disse la ciarliera, « come le donne sanno ben nascondere l'amore! Io credeva che voi odiaste il conte, e mi sono ingannata.

— Credo di non odiar nessuno, » rispose Emilia sforzandosi al sorriso; « ma non sono innamorata certo del conte Morano; e sarei egualmente dispiacentissima della morte violenta di chicchessia. »

Annetta tornò a parlare de' dissensi fra i coniugi Montoni. « Non è cosa nuova, » diss'ella, « giacchè abbiamo inteso e veduto tutto fino da Venezia, sebbene non ve ne abbia mai parlato.

— E facesti benissimo, ed avresti fatto meglio a continuare a tacere; abbi dunque prudenza, che questo discorso non mi garba.