— Ah! cara signora Emilia, vedo qual rispetto avete per persone che si occupano sì poco di voi! Io non posso soffrire di vedervi illusa in tal modo; debbo dirvelo unicamente pel vostro interesse, e senza alcun disegno di nuocere alla mia padrona, quantunque, a dir vero, abbia poca ragione di amarla.
— Tu non parli certo di mia zia, » disse Emilia con gravità.
— Sì, signora; ma io sono fuori di me. Se voi sapeste tutto quel che so io, non andreste in collera. Spesso, spessissimo ho inteso lei ed il padrone che parlavano di maritarvi al conte: essa gli diceva sempre di non lasciarvi cedere ai vostri ridicoli capricci, ma di saper costringervi ad obbedire. Mi si straziava il cuore all'udire tanta crudeltà; parendomi che essendo ella stessa infelice, avrebbe dovuto compatire le disgrazie altrui e....
— Ti ringrazio della tua pietà, Annetta; ma mia zia era infelice, e forse le sue idee erano alterate. Altrimenti io penso... son persuasa che... Ma via, lasciami sola, Annetta, ho finito di pranzare.
— Voi non avete mangiato quasi nulla; prendete un altro boccone... Alterate le sue idee? affè! mi pare che lo siano sempre. A Tolosa ho inteso spesso la padrona parlare di voi e del signor Valancourt alla signora Marville e alla signora Vaison in un modo poco bello: diceva loro che durava fatica a contenervi ne' limiti del dovere, che eravate per lei un gran peso, e che se non vi avesse sorvegliata bene, sareste andata a scorrazzare per le campagne col signor Valancourt; che lo facevate venir la notte, e....
— Gran Dio! » sclamò Emilia facendosi di fuoco; « è impossibile che mia zia mi abbia dipinta così.
— Sì, signora, questa è la pura verità, sebbene non la dica tutta intiera. Mi pareva che avrebbe potuto parlare in altra maniera di sua nipote, anche nel caso che voi aveste commesso qualche fallo. Ma siate certa che non ho mai creduto neppure una sillaba di tutti i suoi discorsi. La padrona non guarda mai a ciò che dice, quando parla degli altri.
— Comunque sia, Annetta, » disse Emilia, ricomponendosi con dignità, « tu fai malissimo ad accusar mia zia presso di me; so che la tua intenzione è buona, ma non parliamone più; sparecchia la tavola. »
La cameriera arrossì, chinò gli occhi ed affrettassi ad andarsene.
« È dunque questo il premio della mia onestà? » disse Emilia quando fu sola. « È questo il trattamento che debbo ricevere da una parente, da una zia, la quale doveva difendere la mia riputazione, invece di calunniarla? Oh! mio tenero ed affettuosissimo padre, cosa diresti se tu fossi ancora al mondo? Che penseresti della indegna condotta di tua sorella a mio riguardo?... Ma via, bando alle inutili recriminazioni, e pensiamo soltanto ch'essa è infelice. »