— Alla salute della castellana, » dissero gli ospiti, e Montoni fece un lieve cenno di capo in segno d'approvazione.
« Mi sorprende, signore, » gli disse Bertolini, « che abbiate negletto tanto questo castello: è un bell'edifizio.
— E molto adatto ai nostri disegni, » replicò Montoni. « Voi non sapete, parmi, per qual caso io lo posseggo?
— Ma, » disse Bertolini ridendo, « è un caso fortunatissimo, ed io vorrei che me ne accadesse uno simile.
— Se volete compiacervi d'ascoltarmi, » continuò Montoni, « vi racconterò la cosa. »
Le fisionomie di Bertolini e Verrezzi esprimevano ansiosa curiosità. Cavignì, il quale non ne esternava, sapeva probabilmente già la storia.
« Sono quasi venti anni che posseggo questo castello. La signora che lo possedeva prima di me, era mia parente lontana. Io sono l'ultimo della famiglia: essa era bella e ricca, ed io le offrii la mia mano, ma siccome amava un altro, mi respinse. È probabile che il preferito abbia respinto lei, che fu assalita da una costante malinconia, ed ho tutto il fondamento di credere che troncasse ella stessa i suoi giorni. Io non era allora nel castello: è un caso pieno di strane e misteriose circostanze ch'io vo' ripetervi.
— Ripetetele, » disse una voce.
Montoni tacque, ed i suoi ospiti, guardandosi reciprocamente, si chiesero chi avesse parlato, e s'avvidero che tutti si facevano la stessa domanda.
« Siamo ascoltati, » disse Montoni; « ne parleremo un'altra volta: beviamo. »