— Quai motivi s'ebbero per supporre che si fosse uccisa? » disse Bertolini. — Sì, quai motivi? » disse Verrezzi. Montoni gli lanciò un'occhiata sdegnosa. « Perdonate, signore, soggiunse l'altro; non pensava che la signora fosse vostra parente, quando ne parlai con tanta leggerezza. »

Montoni, ricevendo questa scusa, continuò: « Vi spiegherò tosto il tutto: ascoltate.

— Ascoltate! » ripetè una voce.

Tutti tacevano, e Montoni cambiò di colore.

« Questa non è un'illusione, » disse finalmente Cavignì. — No, » disse Bertolini; « l'ho intesa anch'io.

— Questo diventa straordinario, » soggiunse Montoni, alzandosi precipitosamente. Tutti i convitati si alzarono in disordine: furono chiamati i servi, si fecero ricerche, ma non fu trovato nessuno. La sorpresa e la costernazione crebbero. Montoni fu sconcertato. « Lasciamo questa sala, » diss'egli, « ed il soggetto del nostro discorso; è troppo serio. » Gli ospiti, disposti ad uscire, pregarono Montoni di andare altrove a seguitare il suo racconto, ma invano; malgrado tutti i suoi sforzi per parer tranquillo, egli era visibilmente agitatissimo.

« Come! » disse Verrezzi; « sareste superstizioso, voi che vi burlate dell'altrui credulità?

— Non sono superstizioso, » rispose Montoni « ma convien sapere cosa ciò vuol dire. » Uscì, e tutti ritiraronsi.

FINE DEL SECONDO VOLUME