CAPITOLO XXIX

Emilia recossi di buonissima ora dalla zia, e la trovò quasi nel medesimo stato: aveva dormito pochissimo, e la febbre non era cessata. Sorrise alla nipote, e parve rianimarsi alla di lei vista: parlò poco, e non nominò mai Montoni. Poco dopo entrò egli stesso; sua moglie ne fu molto agitata e non disse verbo; ma allorchè Emilia si alzò dalla sedia accanto al suo letto, la pregò con voce fioca di non abbandonarla.

Montoni non veniva per consolar la moglie, cui sapeva esser moribonda, o per ottenerne il perdono; veniva unicamente per tentare l'ultimo sforzo ad estorcere la sua firma, affinchè dopo la di lei morte potesse restar padrone di tutti i suoi beni, che toccavano ad Emilia. Fu una scena atroce, nella quale l'uno dimostrò un'impudente barbarie, l'altra una pertinacia che sopravviveva per fino alle forze fisiche. Emilia dichiarò mille volte che preferiva rinunziare a tutti i suoi diritti, anzichè vedere gli ultimi momenti della infelice zia amareggiati da quel crudele diverbio. Montoni nondimeno non uscì fin quando sua moglie, spossata dall'affannosa contesa, perdè alfine l'uso dei sensi, Emilia credette di vedersela spirar in braccio; pure ricuperò la favella, e dopo aver preso un cordiale, intertenne a lungo la nipote con precisione e chiarezza a proposito dei suoi beni di Francia. Insegnolle dove fossero alcune carte importanti sottratte alle ricerche del marito, e le ordinò espressamente di non privarsene mai.

Dopo questo colloquio, la Montoni si assopì, e sonnecchiò fino a sera: destatasi, le parve di star meglio, ma Emilia non la lasciò se non molto tempo dopo mezzanotte, e quando le fu ordinato assolutamente; essa obbedì volontieri, chè la malata appariva alquanto sollevata. Era allora la seconda guardia e l'ora in cui la figura era già comparsa. La fanciulla udì cambiar le sentinelle, e quando tutto tornò quieto, affacciossi alla finestra, e celò la lampada per non essere scorta. La luna proiettava una luce fioca ed incerta; folti vapori l'oscuravano, immergendola talvolta nelle tenebre. In un di questi intervalli, notò una fiammella aleggiar sul terrazzo; mentre la fissava, essa svanì. Un bagliore le fece alzare il capo; i lampi guizzavano tra una negra nube, diffondendo una luce funesta e fugace sui boschi della valle e sugli edifizi circostanti.

Tornando a chinar gli occhi, rivide la fiammella: essa parea in movimento. Poco stante udì rumor di passi: la vampa mostravasi e spariva volt'a volta. D'improvviso, al baglior d'un lampo, scorse qualcuno sul terrazzo. Tutte le ansietà di prima rinnovaronsi; la persona inoltrò, e la fiammella, che parea scherzare, appariva e svaniva ad intervalli. Emilia, desiderando finirla co' suoi dubbi, allorchè vide la luce proprio sotto la finestra, chiese con voce languente chi fosse.

« Amici: sono Antonio, il soldato di guardia, » fu risposto.

— Che cos'è quella fiammella? vedete come splende e poi scompare!

— Stanotte essa è comparsa sulla punta della mia lancia, mentr'era in pattuglia; ma non so cosa significhi.

— È strano, » disse Emilia.

— Il mio camerata, » proseguì il soldato, « anch'egli ha una consimile fiammella sulla punta della picca, e dice aver già osservato il medesimo prodigio.