— E come lo spiega egli?
— Accerta essere un segno di cattivo augurio, e null'altro. Ah! ma debbo recarmi al mio posto. Buona notte, signorina. » E s'allontanò.
Ella rinchiuse la finestra, e buttossi sul letto. La tempesta intanto, che minacciava all'orizzonte, era scoppiata con indicibile violenza; il rimbombo orrendo del tuono le impediva il sonno. Scorso qualche tempo, le parve udire una voce in mezzo al fracasso spaventoso degli elementi scatenati; alzossi per accertarsene, ed accostatasi all'uscio, riconobbe Annetta, la quale, quando le fu aperto, gridò:
« Essa muore, signorina, la mia padrona muore. »
La fanciulla sussultò e corse dalla zia; quando entrò, la signora Montoni pareva svenuta: era quieta e insensibile. Emilia, con un coraggio che non cedeva al dolore allorchè il dovere richiedeva la sua attività, non risparmiò alcun mezzo per richiamarla alla vita, ma l'ultimo sforzo era già fatto, la misera avea finito di patire.
Quando Emilia conobbe l'inutilità delle sue premure, interrogò la tremante Annetta, e seppe che la zia, caduta in una specie di sopore subito dopo la partenza di lei, era rimasta in quello stato fino all'istante dell'agonia. Dopo una breve riflessione decise di non informar Montoni dell'infausto caso se non alla mattina, pensando che colui sarebbe prorotto in qualche disumana espressione, ch'ella non avrebbe potuto soffrire. In compagnia della sola Annetta, incoraggita dal suo esempio, vegliò tutta notte presso alla defunta, recitando l'uffizio dei morti.
CAPITOLO XXX
Allorchè Montoni fu informato della morte di sua moglie, considerando ch'era spirata senza fargli la cessione tanto necessaria al compimento dei suoi desiderii, nulla valse ad arrestare l'espressione del suo risentimento. Emilia evitò con cura la di lui presenza, e pel corso di trentasei ore non abbandonò mai il cadavere della zia. Profondamente angosciata dal triste di lei destino, ne obliava tutti i difetti, le ingiustizie e la durezza, sol rammentandosene i patimenti.
Montoni non disturbò le di lei preghiere: egli scansava la camera dov'era il cadavere della moglie, e perfino quella parte del castello, come se avesse temuto il contagio della morte. Pareva non avesse dato alcun ordine relativo ai funerali; cosicchè Emilia temette che fosse un insulto alla memoria di sua zia; ma uscì dall'incertezza, quando, la sera del secondo giorno, Annetta venne ad informarla che la defunta verrebbe sepolta la notte stessa. Figurandosi che Montoni non vi avrebbe assistito, era lacerata dall'idea che il cadavere della povera zia andrebbe alla sepoltura senza che un parente od un amico le rendesse gli ultimi doveri: decise perciò di andarvi in persona; senza questo motivo, avrebbe tremato di accompagnare il corteo, composto di gente che avevano tutto il contegno e la figura di assassini, sotto l'orrida vôlta della cappella, ed a mezzanotte, all'ora cioè del silenzio e del mistero, scelta da Montoni per abbandonare all'oblìo le ceneri di una sposa, della quale la sua barbara condotta aveva per lo meno accelerato la fine.