— Dalla vostra giustizia, signore, » rispose Emilia, « non ho nulla da temere, bensì tutto da sperare. »
Montoni guardolla con impazienza, e parve meditare su ciò che doveva dirle.
« Vedo che siete debole tanto da credere ad una ridicola asserzione. Me ne spiace per voi; quanto a me, poco me n'importa; la vostra credulità troverà il suo castigo nelle conseguenze, ed io compiango la debolezza di spirito che vi espone alle pene che mi costringete di prepararvi.
— Voi troverete, signore, » rispose Emilia con dolcezza e dignità, « la forza del mio spirito eguale alla giustizia della mia causa; e posso soffrire con coraggio quando resisto alla tirannia.
— Parlate come una eroina, » disse Montoni con disprezzo; « vedremo se saprete soffrire egualmente. »
Emilia non rispose, e partì. Rammentandosi che resisteva così per l'interesse di Valancourt, sorrise compiacendosi di pensare ai minacciati maltrattamenti. Andò a cercare il posto indicatole dalla zia, come deposito delle carte relative ai suoi beni, e ve le trovò; ma non conoscendo un luogo più sicuro per conservarle, ve le ripose senza esame, temendo di essere sorpresa.
Mentre, ritornata nella solitudine, rifletteva alle parole di Montoni e ai pericoli nei quali incorreva, opponendosi alla sua volontà, udì scrosci di risa sul bastione; andò alla finestra, e vide con sorpresa tre donne, vestite alla Veneziana, che passeggiavano con alcuni signori. Allorchè passarono sotto la finestra, una delle forestiere alzò la testa. Emilia riconobbe in lei quella signora Livona, le cui affabili maniere l'avevano tanto sedotta il giorno dopo il suo arrivo a Venezia, e che in quel giorno istesso era stata ammessa alla tavola di Montoni: tale scoperta le cagionò una gioia mista a qualche incertezza; era per lei un soggetto di soddisfazione il vedere una persona tanto amabile quanto sembrava la signora Livona, nel luogo istesso da essa abitato. Nondimeno, il di lei arrivo al castello in simile circostanza, il suo abbigliamento, che indicava non esservi stata costretta, glie ne fece sospettare i principii ed il carattere; ma l'idea spiaceva tanto ad Emilia, già vinta dalle maniere seducenti della bella Veneziana, che preferì non pensare che alle sue grazie, e bandì quasi intieramente qualunque altra riflessione.
Quando Annetta entrò, le fece diverse interrogazioni sull'arrivo delle forastiere, e trovò avere colei più premura di rispondere, ch'essa d'interrogare.
« Son venute da Venezia, » disse la cameriera, « con due signori, ed io fui contentissima di vedere qualche altra faccia cristiana in quest'orrido soggiorno. Ma che pretendono esse venendo qui? Bisogna esser pazzi davvero per venire in questo luogo, oppure ci sono venute liberamente, giacchè sono allegre.
— Saranno forse state fatte prigioniere, » soggiunse Emilia.