Finalmente giunse Annetta, ma non sapea nulla di Valancourt. « Mi danno ad intendere tutti, » diss'ella, « di non saper nulla dei prigionieri; ma qui ci sono di belle novità! La truppa è tornata ai galoppo, ed a rischio di restare schiacciati, e' facevano a gara per entrare sotto la vôlta. Hanno portato la notizia che un partito di nemici, com'ei dicono, tengon loro dietro per attaccare il castello. Cielo! che spavento!
— Dio buono, vi ringrazio, » disse Emilia con fervore. « Ora mi resta qualche speranza.
— Che dite mai, signorina? vorreste voi cadere nelle mani dei nemici?
— Non possiamo star peggio di qui, » rispose Emilia.
— Ascoltate, ascoltate, tutto il castello è sossopra. Si caricano i cannoni, si esaminano le porte e le mura, battono, picchiano, turano, vanno e vengono come se il nemico fosse sul punto di dare la scalata. Ma che cosa sarà di me, di voi, di Lodovico? Oh! se io sento sparare il cannone, morrò di paura. Se potessi trovare aperto il portone per mezzo minuto, farei presto a fuggirmene via di qua, nè mi rivedrebbero più.
— Se lo potessi trovare aperto anch'io un solo istante, sarei salva. » E in brevi parole narrò alla cameriera la sostanza del suo colloquio con Montoni, quindi soggiunse: « Corri subito da Lodovico; digli ciò che ho da temere, e ciò che ho sofferto: pregalo di trovare un mezzo di fuggire senza dilazione, e di ciò mi fido intieramente nella sua prudenza. Se vuole incaricarsi della nostra liberazione, sarà ben ricompensato. Non posso parlargli io stessa: saremmo osservati e s'impedirebbe la nostra fuga. Ma fa presto, Annetta, e procura di agire con circospezione. Ti aspetterò qui. »
La buona ragazza, la cui anima sensibile era stata penetrata da quel racconto, era allora tanto premurosa di obbedire, quanto la padroncina di adoprarla, ed uscì immediatamente.
Riflettendo Emilia ai motivi dell'assalto inaspettato, ne concluse che Montoni avesse devastato il paese, e che gli abitanti venissero ad attaccarlo per vendicarsi.
Montoni, senza essere precisamente, come Emilia lo supponeva, un capo di ladri, aveva impiegato le sue truppe a spedizioni audaci e atroci a un tempo. Non solo avevano esse spogliato all'occorrenza tutti i viaggiatori inermi, ma saccheggiate ben anco tutte le abitazioni situate in mezzo ai monti. In queste spedizioni, i capi non si facevano mai vedere: i soldati, in parte travestiti, erano presi talvolta per malandrini ordinari, altre volte per bande forastiere, che a quell'epoca innondavano l'Italia. Avevano dunque saccheggiate case, e portati via tesori immensi; ma avendo assalito un castello con ausiliari della loro specie, n'erano stati respinti, inseguiti dagli alleati degli avversari. Le truppe di Montoni si ritirarono precipitosamente verso Udolfo, ma furono incalzate così da vicino nelle gole, che giunte appena sulle alture circostanti al forte, videro il nemico nella valle, distante poco più d'una lega. Allora affrettarono il passo per avvertir Montoni di prepararsi alla difesa; ed era il loro repentino arrivo che aveva piombato il castello in tanta confusione.
Mentre Emilia aspettava ansiosa il ritorno della fida ancella, vide dalla finestra un corpo di milizie scendere dalle alture. Annetta era uscita da poco; doveva eseguire una missione delicata e pericolosa, eppure era già tormentata dall'impazienza. Stava in orecchio, apriva la porta, e le movea incontro sino in fondo al corridoio. Finalmente udì camminare, e vide, non Annetta, ma il vecchio Carlo. Fu assalita da nuovi timori. Egli le disse che il padrone lo mandava per avvertirla di prepararsi a partire immediatamente, chè il castello stava per essere assediato, aggiungendo che si preparavano le mule, per condurla, sotto buona scorta, in luogo di sicurezza.