« Siete perduto, » diss'ella; « è la gente di Montoni. » Dupont non rispose, e sostenendo Emilia, che stentava a reggersi, aspettò di piè fermo gli avversari. Poco dopo entrò Lodovico solo, e gettando un'occhiata dappertutto: « Seguitemi, » disse loro, « se vi è cara la vita; non abbiamo un momento da perdere. »
Emilia domandò cosa fosse accaduto, e dove convenisse andare.
« Non ho tempo di dirvelo, » rispose Lodovico. « Fuggite, fuggite. »
Essa lo seguì all'istante, sostenuta da Dupont. Scesero la scala, e mentre traversavano un andito segreto, si ricordò di Annetta, e chiese dove fosse, « Ci aspetta, » le rispose Lodovico sottovoce. « Poco fa furono aperte le porte per un distaccamento che arriva, e temo che vengano chiuse nuovamente, prima che noi vi giungiamo. » Emilia tremava sempre più dopo aver saputo che la sua fuga dipendeva da un solo istante. Dupont le dava braccio, e procurava, camminando, di rianimare il suo coraggio.
Lodovico aprì un'altra porta, dietro la quale trovarono Annetta, e scesero alcuni gradini. Il giovane disse che quel passaggio conduceva al secondo cortile, e comunicava col primo. A misura che si avanzavano, un tumulto confuso, che pareva venire dal secondo cortile, spaventò Emilia.
« Non temete, signora, » disse Lodovico, « la nostra sola speranza è riposta in questo tumulto: mentre la gente del castello è occupata di quelli che giungono, potremo forse uscir dalle porte inosservati. Ma zitto, » soggiunse avvicinandosi ad una porticella che metteva sul primo cortile; « restate qui un momento: io vado a vedere se le porte sono aperte, e se c'è qualcuno per via. Vi prego, signore, di spegnere il lume se mi sentirete parlare, » aggiunse consegnando la lampada a Dupont, « ed in tal caso restate in silenzio. »
Uscì, e chiuse la porta. « Noi saremo in breve fuori di queste mura, » disse Dupont a Emilia; « fatevi coraggio, e tutto andrà bene. »
Poco dopo udirono Lodovico parlar forte, e distinsero anche un'altra voce. Dupont spense subito il lume. « Gran Dio! È troppo tardi, » esclamò Emilia; « che sarà di noi? » Ascoltarono attenti, e si accorsero che Lodovico parlava colla sentinella. Il cane di Emilia, che l'aveva seguita, cominciò a latrare. Dupont lo prese in braccio per farlo tacere, e sentirono che il giovane diceva alla sentinella: « Intanto farò io la guardia per voi. — Aspettiamo un momento, » replicò la sentinella, « e non avrete questo incomodo. I cavalli devono esser mandati alle stalle vicine, si chiuderanno le porte, e potrò assentarmi per un minuto — Oibò! Per me non è un incomodo, caro camerata, » disse Lodovico; « farete a me lo stesso servizio un'altra volta. Andate, andate ad assaggiare quel vino, altrimenti la truppa arrivata lo berrà tutto, e non ve ne rimarrà più. »
Il soldato esitò, e chiamò nel secondo cortile, per sapere se i cavalli dovevano esser condotti fuori, e se potevano chiudersi le porte. Erano tutti troppo occupati per rispondergli, quand'anco l'avessero inteso.
« Sì, sì, » disse Lodovico, « non son così gonzi, si dividono tutto fra loro. Se aspettate quando partono i cavalli, troverete il vino bevuto tutto. Io ne ebbi la mia parte, ma giacchè non ne volete, andrò io in vece vostra.