— Alto là, camerata, » soggiunse la sentinella, « prendete il mio posto per pochi minuti, che torno subito. »

E andossene correndo.

Lodovico, vedendosi in libertà, si affrettò di aprire la porta dell'andito. Emilia soccombea quasi all'ansietà cagionatagli dal lungo colloquio. Egli disse loro che il cortile era libero: lo seguirono senza perder tempo, e menarono seco due cavalli che trovarono isolati.

Usciti senza ostacolo dalle formidabili porte, corsero ai boschi. Emilia, Dupont e Annetta erano a piedi; Lodovico sopra un cavallo, conduceva l'altro. Giunti nella selva, le due fanciulle salirono in groppa coi loro protettori. Lodovico serviva di guida, e fuggirono tanto presto quanto lo permetteva una strada rovinata, ed il fioco chiaror di luna traverso gli alberi.

Emilia era così stordita dall'inattesa partenza, che osava credere appena di essere sveglia: dubitava però molto che l'avventura potesse andar a finir bene, ed il dubbio era pur troppo ragionevole. Prima di uscire dal bosco udirono alte grida, e videro molti lumi nelle vicinanze del castello. Dupont spronò il cavallo, e con molta pena lo costrinse a correr più presto.

« Povera bestia, » disse Lodovico, « dev'essere ben stanca, essendo stata fuori tutto il giorno. Ma signore, andiamo da questa parte, perchè i lumi vengono per di qua. » E spronati i cavalli, si misero a galoppare. Dopo una lunga corsa, guardarono indietro: i lumi erano tanto lontani, che a mala pena potevano distinguersi; le grida avean fatto luogo a profondo silenzio. I viaggiatori allora moderarono il passo, e tennero consiglio sulla direzione da prendere. Decisero di andare in Toscana per guadagnare il Mediterraneo, e cercar d'imbarcarsi prontamente per la Francia. Dupont aveva progettato di accompagnarvi Emilia, se avesse potuto sapere che il suo reggimento vi fosse tornato.

Erano allora sulla strada già percorsa da Emilia con Ugo e Bertrando. Lodovico, il solo di essi che conoscesse i tortuosi sentieri di que' monti, assicurò che a poca distanza ne avrebbero trovato uno pel quale sarebbesi potuto scender facilmente in Toscana, e che alle falde degli Appennini c'era una piccola città, dove avrebbero potuto procacciarsi le cose necessarie pel viaggio.

Emilia pensava a Valancourt ed alla Francia con gioia; ma intanto essa sola era l'oggetto delle riflessioni malinconiche di Dupont. L'affanno però ch'ei provava pel suo equivoco, veniva addolcito dal piacere di vederla, Annetta pensava alla lor fuga sorprendente, e al susurro che avrebber fatto Montoni ed i suoi. Tornata in patria, voleva sposare il suo liberatore per gratitudine e per inclinazione. Lodovico, per parte sua, si compiaceva di avere strappato Annetta ed Emilia al pericolo che le minacciava, lieto di fuggire egli stesso da quella gente che gli faceva orrore. Aveva resa la libertà a Dupont, e sperava di viver felice coll'oggetto del suo amore.

Occupati dai loro pensieri, i viaggiatori restarono in silenzio per più di un'ora, meno qualche domanda che faceva tratto tratto Dupont sulla direzione della strada, o qualche esclamazione di Annetta sugli oggetti che il crepuscolo lasciava vedere imperfettamente. Infine scorsero lumi alle falde di un monte, e Lodovico non dubitò più non fosse la desiata città. Soddisfatti di questa certezza, i suoi compagni si abbandonarono di nuovo ai loro pensieri; Annetta fu quindi la prima a parlare.

« Dio buono, » diss'ella, « dove troveremo noi denaro? So che nè la mia padrona, nè io non abbiamo un soldo. Il signor Montoni ci provvedeva egli! » L'osservazione produsse un esame che terminò in un imbarazzo seriissimo. Dupont era stato spogliato di quasi tutti i suoi denari allorchè cadde prigioniero; il resto l'aveva regalato alla sentinella, che avevagli permesso di uscire dal carcere. Lodovico, che da molto tempo non poteva ottenere il pagamento del suo salario, aveva appena di che supplire al primo rinfresco nella città in cui dovean giungere.