Mentre la contessa aspettava qualche rinfresco, il conte, in compagnia d'Enrico, visitavano l'interno del castello. Bianca rimase testimone, suo malgrado, del cattivo umore e del malcontento della matrigna.
« Quanto tempo passaste voi in questo tristo soggiorno? » chiese la contessa alla moglie del custode, quando venne ad offrirle il suo omaggio.
— Saranno trent'anni, signora, al dì di san Lorenzo.
— Come avete fatto a starvi così tanto e quasi sola? Mi fu detto però che il castello è rimasto chiuso per qualche tempo.
— Sì, signora, qualche mese dopo che il defunto signor marchese mio padrone fu partito per la guerra; sono più di venti anni che mio marito ed io siamo al di lui servizio. Questa casa è così grande e deserta, che in capo a qualche tempo andammo ad abitare vicino al villaggio, e venivamo solo tratto tratto a visitare il castello. Allorchè il mio padrone finì le sue campagne, avendo preso in avversione questo soggiorno, non ci tornò più, e non volle che abbandonassimo la nostra dimora. Ma ohimè! Quanto è cambiato il castello da quell'epoca! La mia povera padrona vi abitava col massimo piacere, e mi ricorderò sempre di quel giorno che arrivò qui dopo essersi sposata! Com'era bella! Da allora il castello venne sempre negletto, ed io non passerò più giorni così felici. »
La contessa parve quasi offesa dai discorsi ingenui di quella buona donna sui tempi passati, e Dorotea soggiunse: « Il castello però sarà nuovamente abitato; ma io non vi starei sola per tutto l'oro del mondo. »
L'arrivo del conte fece cessare le ciarle della vecchia. Egli le disse che aveva visitato buona parte del castello, il quale aveva bisogno di molti risarcimenti prima di essere abitabile.
« Me ne spiace, » disse la contessa.
— E perchè, signora?
— Perchè questo luogo corrisponderà male a tante premure. »