Il conte non replicò, e voltossi bruscamente verso una finestra.
La cameriera della contessa entrò; questa chiese di essere accompagnata nel suo appartamento, e si ritirò unitamente alla signora Bearn.
Bianca, profittando della poca luce diurna che restava ancora, andò a far nuove scoperte. Dopo aver percorso vari appartamenti, si trovò in una vasta galleria adorna d'antichissimi quadri e di statue rappresentanti, a quanto le parve, i suoi antenati. Cominciava ad annottare, e si affacciò ad una finestra, ove contemplò con interesse la vista imponente di quei luoghi meravigliosi, udendo il sordo e lontano mormorio del mare, ed abbandonandosi così all'entusiasmo di quella scena affatto nuova per lei.
— Ho io dunque vissuto tanto tempo in questo mondo, diceva fra sè medesima, senza aver veduto questo stupendo spettacolo, senza aver gustate queste delizie! La più umile villana dei beni di mio padre, avrà veduto fin dall'infanzia il bel colpo d'occhio della natura, e percorse liberamente queste posizioni pittoresche, ed io, nel fondo d'un chiostro, rimasi priva di queste meraviglie, che devono incantare la vista e rapire tutti i cuori! Com'è mai possibile che quelle povere monache, quei poveri frati possano provare un violento fervore, se non vedono nè sorgere, nè tramontare il sole? Io non ho mai conosciuto ciò ch'è veramente la devozione fino a stasera. Fino a questa sera io non aveva mai veduto il sole lasciare il nostro emisfero. Domani io lo vedrò sorgere per la prima volta. Com'è possibile di vivere a Parigi, non vedendo che case oscure e vie fangose, quando alla campagna si può vedere la vôlta azzurra del cielo e il verde smalto della terra? —
Questo soliloquio venne interrotto da un lieve rumor di passi, ed avendo Bianca domandato chi fosse, udì rispondersi: « Son io, Dorotea, che vengo a chiudere le finestre. » Il tuono di voce però col quale pronunziò queste parole sorprese alquanto Bianca. « Mi sembrate spaventata; » le disse; « chi vi ha fatto paura?
— No, no, non sono spaventata, signorina, » rispose Dorotea titubando. « Io son vecchia e poco ci vuole per turbarmi. Son lieta però che il signor conte sia venuto ad abitare in questo castello, il quale è stato deserto per tanti anni; ora somiglierà un poco al tempo in cui viveva la mia povera padrona. » Bianca le domandò da quanto tempo fosse morta la marchesa. « Ne è già passato tanto ch'io mi sono stancata di contar gli anni. Il castello da quell'epoca mi è sempre parso in lutto, e son certa che i vassalli l'hanno sempre in cuore. Ma voi vi siete smarrita, signorina. Volete tornare nell'altra parte della casa? »
La fanciulla domandò da quanto tempo fosse fabbricato il quartiere in cui si ritrovavano. « Poco dopo il matrimonio del mio padrone, » rispose Dorotea. « Il castello era bastantemente grande senza questo accrescimento. Vi sono nell'antico edifizio molti appartamenti, di cui si è mai servito. È un'abitazione principesca; ma il mio padrone la trovava trista, come lo è infatti. » Bianca le disse di condurla nel quartiere abitato; Dorotea la fece passare per un cortile, aprì la gran sala, e vi trovò la signora Bearn. « Dove siete stata fino ad ora? » le disse questa. « Cominciava a credere che vi fosse accaduta qualche avventura sorprendente, e che il gigante di questo castello incantato, o lo spirito che vi comparisce, vi avessero gettata da un trabocchetto in qualche sotterraneo per non lasciarvi uscire mai più.
— No, » rispose Bianca ridendo; « voi sembrate tanto amante delle avventure, che io ve le regalo tutte.
— Ebbene! v'acconsento, purchè un giorno possa raccontarle.
— Mia cara signora Bearn, » disse Enrico entrando nella sala, « gli spiriti odierni non sarebbero tanto scortesi per cercar di farvi tacere. I nostri spettri son troppo inciviliti per condannare una signora ad un purgatorio più crudele del loro, qualunque esso sia. »