— Di grazia, riprendiamo l'istoria della marchesa, » disse Emilia; « informatemi del genere della sua morte.
— Sì, signora... Il marchese divenne sempre più burbero, e la signora peggiorava tutti i giorni. Una notte vennero a chiamarmi; corsi da lei, e fui spaventata dallo stato in cui la trovai. Qual cambiamento! Mi guardò in modo da muovere a compassione i sassi. Mi pregò di chiamar il marchese, che non si era fatto vedere per tutto il giorno, avendo cose segrete da comunicargli. Venne; parve afflittissimo di vederla così malata, e parlò poco. La mia padrona gli disse che si sentiva moribonda, e desiderava parlargli senza testimoni; io uscii, e non mi dimenticherò mai l'occhiata che mi lanciò in quel momento. Allorchè rientrai, dissi al padrone di mandar a chiamare un medico, immaginando che il dolore gl'impedisse di pensarvi; la signora rispose ch'era troppo tardi: ma egli pareva non crederle, e riguardare la sua malattia come leggera. Di lì a poco cadde in terribili convulsioni; urlava orrendamente. Il marchese fece partire un uomo a cavallo per cercar il medico. Io restai presso la marchesa, procurando di sollevarla. In un intervallo molto doloroso mandò a cercar di nuovo il padrone: egli venne, ed io voleva ritirarmi, ma ella desiderò che non m'allontanassi. Oh! io non mi scorderò mai quella scena. Il marchese perdeva quasi la ragione; ma la signora gli parlava con tanta bontà, e si dava tanta pena per consolarlo, che se mai egli avesse avuto qualche sospetto, doveva cancellarlo in quel momento. Sembrava oppresso dalla rimembranza de' suoi maltrattamenti, ed ella ne fu tanto commossa, che svenne fra le mie braccia. Io feci subito uscire il marchese, il quale corse nel suo gabinetto, e si gettò per terra, non volendo più veder nessuno. Quando la signora fu alquanto rimessa, chiese sue nuove, e disse in seguito che il di lui dolore l'affliggeva troppo, e che bisognava lasciarla morire in pace. Spirò nelle mie braccia colla dolcezza d'un angelo, giacchè la crisi violenta era già passata. »
Dorotea versò un torrente di lagrime. Emilia pianse con lei, intenerita dalla bontà della marchesa, e dalla rassegnazione colla quale aveva sofferto.
« Il medico giunse, » continuò Dorotea, « ma troppo tardi. Parve stupefatto nel vedere il cadavere della mia padrona, la cui faccia era divenuta livida e nera. Fece uscire tutti, e mi volse singolari domande a proposito della marchesa e della sua malattia. Scuoteva la testa alle mie risposte, e pareva giudicare sinistramente. Io lo compresi pur troppo, ma non comunicai le mie congetture se non a mio marito, che mi raccomandò di tacere: alcuni altri domestici ebbero però gli stessi sospetti che circolarono nel vicinato. Allorchè il marchese seppe che la signora era morta, si rinchiuse nel suo appartamento, e non volle vedere che il medico. Restarono insieme più di un'ora, e il dottore non mi parlò più della marchesa, la quale fu sepolta nella chiesa del convento. Tutti i vassalli assistettero piangendo al suo funerale, perchè era molto caritatevole. Quanto al signor marchese, io non ho mai veduto un'afflizione come la sua, e talvolta nell'eccesso del dolore perdeva l'uso dei sensi. Non restò molto tempo nel castello, e partì pel suo reggimento. Poco dopo, tutti furono congedati, tranne mio marito e me, nè l'ho riveduto mai più.
— La morte della marchesa pare straordinaria! » disse Emilia, desiderando saperne qualcosa di più.
— Sì, signora, fu straordinaria. Vi dico tutto ciò che ho veduto, e voi potete indovinar quel che ne penso; non posso dir altro per non diffondere ciarle che potrebbero offendere il signor conte.
— Avete ragione; sapete voi dove sia morto il marchese?
— Nell'Alsazia, a quanto credo, » rispose Dorotea. « Mi rallegrai molto quando seppi che arrivava il signor conte. Questo luogo è stato lunga pezza in una trista desolazione. Noi vi udimmo rumori straordinari, poco dopo la morte della padrona, ed io, con mio marito, ci ritirammo in una casuccia poco lontana. Adesso, signora Emilia, che vi ho raccontato questa tragica istoria, vi rammenterò la vostra promessa di non lasciarne traspirar nulla ad alcuno.
— Sarò fedele alla mia parola, » rispose Emilia; « ciò che mi narraste m'interessa assai più di quanto potete supporre. Vorrei solo pregarvi di nominarmi il cavaliere che, secondo voi, s'interessava tanto per la marchesa. »
Dorotea negò assolutamente di acconsentirvi, e tornò a parlare della somiglianza di lei colla marchesa.