La notte diveniva più cupa, e negre nubi ne raddoppiavano l'oscurità; le guide proposero di aspettare il sorger della luna, aggiungendo che il tempo minacciava. Guardando intorno per trovare un ricovero, scorsero un oggetto sulla punta d'una rupe. La curiosità li spinse ad andar a veder cosa fosse, e quando furono a poca distanza scorsero una gran croce piantata colà a mo' di monumento per attestare ch'eravi stato commesso un omicidio. L'oscurità non permise di leggerne l'iscrizione; ma le guide si rammentarono allora esservi stata eretta in memoria del conte Beliard, stato ucciso da una banda di malfattori che infestavano i Pirenei qualche anno addietro. Bianca fremè all'udir raccontare alcune orribili particolarità sul destino delle sventurato conte. Una delle guide le narrava con voce sommessa, come se i suoi propri accenti gli facessero paura. Mentre i viaggiatori ascoltavano quel racconto cominciò a lampeggiare, laonde ripartirono tosto in traccia di qualche ricovero. Tornati sulla strada, le guide si misero a narrare molte istorie di rapine, e d'assassinii commessi in quei luoghi medesimi, aggiungendo molte ciarle e millanterie sul loro coraggio, e sul modo maraviglioso con cui n'erano sfuggiti. La guida meglio armata cavò dalla cintura una delle sue quattro pistole, e giurò che quell'arme aveva purgata la terra in quell'istesso anno da tre assassini. Sguainò quindi uno stile lunghissimo, accingendosi a raccontare le prodezze in cui aveva figurato; ma Santa-Fè, accortosi che cotesto racconto affliggeva Bianca, cercò d'interromperlo. Infine, minacciando il tempo ognor più, rifugiaronsi in una grotta che scorsero appiè dei dirupi al chiaror de' baleni. Una guida accese un buon fuoco, e quella fiamma, insieme al riposo, fu di gran sollievo ai viaggiatori.
I servi del conte trassero fuori alcune provvigioni, ed imbandirono una buona cena. Dopo essersi rifocillati, Santa-Fè ascese la rupe dirimpetto. Tutto era tenebre, e nulla turbava in quel punto il silenzio notturno, meno il mormorio del vento, il rimbombo lontano dei tuoni e le voci della carovana.
Il giovine osservava il quadro che formavano i viaggiatori sotto la grotta. La figura elegante di Bianca contrastava colla maestà del conte, assiso accanto a lei sopra una pietra. Gli abiti grotteschi e le figure spiccate delle guide e dei servi situati in fondo alla grotta, producevano un bellissimo effetto. La luce della fiamma faceva parer pallida la faccia dei circostanti, e scintillare le armi, imporporando al contrario le foglie d'un castagno gigantesco, che ombreggiava la grotta, e questa tinta si confondeva gradatamente coll'oscurità del resto della scena.
La luna spuntò alfine ad oriente; e mentre Santa-Fè contemplava con ammirazione il suo disco atraverso le nubi, fu scosso dalle voci delle guide che lo chiamavano. Tornò subito alla grotta, e la di lui presenza calmò Bianca ed il conte, inquieti per la sua assenza.
La burrasca che cominciava ad imperversare li obbligò a trattenersi colà. Il conte in mezzo alla figlia ed a Santa-Fè, procurava distrarre la prima, parlandole dei fatti celebri avvenuti in que' monti. D'improvviso, udirono latrare un cane. I viaggiatori ascoltarono con qualche speranza; il vento soffiava forte, e le guide parvero non dubitar più, a quel segno, di essere vicini all'osteria che cercavano. Il conte allora si decise a proseguire il suo cammino.
I viaggiatori, diretti dai latrati del cane, costeggiarono nuovamente il precipizio, preceduti da una torcia a vento, che le guide avevano per mero caso. Si udiva il cane ora più, ora meno; talvolta cessava, e le guide cercavano dirigersi verso quella parte. Tutt'a un tratto il fracasso, spaventoso d'una cascata giunse al loro orecchio, e trovaronsi in faccia ad un burrone. Bianca scese dalla mula; il conte e Santa-Fè fecero altrettanto, le guide andarono in traccia di un ponte che potesse condurli dalla parte opposta, dove chiaro appariva trovarsi il cane; e confessarono alfine che avevano smarrita la strada. Trovarono da ultimo un passaggio pericolosissimo formato da due grossi abeti con rami d'albero e terra sopra. Tutta la comitiva fremeva all'idea di traversare un ponte di quella sorta. I mulattieri nondimeno si disposero a passare con le loro bestie. Bianca, tremante sull'orlo del torrente, ascoltava il mormorio dell'acqua, che a quel debolissimo chiaro di luna si vedeva precipitare dalle rupi in mezzo ad abeti d'altezza smisurata, e inabissarsi quindi in un'immensa voragine. Le povere mule traversarono il ponte colla precauzione lor dettata dall'istinto naturale. Quell'unica torcia, di cui fino a quel momento non era stato conosciuto il prezzo, fu pe' viaggiatori un tesoro inestimabile. Bianca, fattasi coraggio, preceduta dall'amante, ed appoggiata al braccio del padre, all'incerta luce della torcia, toccò finalmente l'opposta riva.
Nell'avanzarsi, le montagne si ristringevano, non formando più che una gola angustissima, in fondo alla quale scorreva con fragore il torrente. I viaggiatori intanto si consolavano nell'udire del continuo abbaiare il cane, che forse vegliava all'ingresso di qualche capanna. Guardando attorno, videro in distanza scintillare un lume a considerevole altezza. Si vedeva esso e si perdeva a misura che i rami degli alberi ne intercettavano o ne scoprivano i raggi. I mulattieri chiamarono ad alta voce, ma nessuno rispose. Finalmente, credendo di non poter essere intesi a quella distanza, spararono una pistola. Il rumore dell'esplosione, ripetuto dagli echi, fu la sola risposta, cui successe assoluto silenzio. Il lume però si vedeva più distintamente. Poco dopo udirono un suono confuso di voci. I mulattieri rinnovarono le loro grida; ma le voci tacquero, ed il lume sparì.
Bianca soccombeva quasi all'inquietudine ed alla stanchezza. Il conte e Santa-Fè andavano incoraggiandola, allorchè distinsero una torre dalla parte ov'erasi veduto il lume. Villefort, alla di lei situazione ed a qualche altra circostanza, non dubitò più non fosse una torre d'osservazione, e persuaso che il lume venisse di là, procurò di rianimare la figlia colla prospettiva dell'imminente riposo in un luogo fortificato, ancorchè senza comodi.
« Nei Pirenei fu fabbricato un gran numero di queste torri, » disse il conte, procurando distrarre l'attenzione di Bianca. « Il metodo che s'impiega per avvisare dell'avvicinarsi del nemico come voi sapete, è di accendere un gran fuoco in cima di esse. Gli antichi forti e le torri che difendono i passi più importanti son custoditi con molta cura. Alcune vennero abbandonate, e son divenute per lo più l'abitazione pacifica di qualche cacciatore o pastore. Dopo una giornata faticosa, la sera, accompagnati dai loro fedeli cani, tornano presso un buon fuoco a gustare il frutto della caccia, od a contare gli armenti. Qualche volta servono anche d'asilo ai contrabbandieri, i quali fanno un immenso commercio in queste montagne; talvolta si spediscono truppe per distruggerli. Il coraggio disperato di questi avventurieri li fa affrontare impavidamente i soldati; ma non sono mai i primi ad attaccare, quando possono farne a meno. I militari poi, i quali non ignorano che, in simili scaramucce, il pericolo è certo, e la gloria molto dubbia, non si danno gran premura di combatterli. Ma ecco la torre che cerchiamo. »
Bianca, osservando attentamente, si vide appiè di una rupe sulla quale sorgea la torre. Non vi si scorgeva alcun lume: i cani non latravano più, e le guide cominciarono a dubitare di essersi nuovamente ingannate. Al fioco chiaror della luna, quasi sempre coperta dalle nubi, riconobbero che quell'edifizio aveva un'estensione maggiore d'una semplice torre d'osservazione. Tutta la difficoltà dunque consisteva allora nel salire lassù, nè si vedeva nessuna traccia di strada.