Bianca, smarrita e disperata, lo scongiurava di aver pietà di lei: gli diè la sua borsa, e gli promise di tacere, se la riconduceva ai suoi compagni di viaggio; sorrideva egli ironicamente alle di lei parole, allorchè un rumore lontano fissò la di lui attenzione. Mentre ascoltava, afferrolla pel braccio con violenza, quasi temendo ch'ella volesse fuggire. Bianca gridò aiuto. Il rumore, avvicinandosi, scosse i banditi dalla loro irresolutezza.

« Siamo traditi, » dissero essi; « ma potrebbe darsi che fossero i nostri colleghi di ritorno dalla scorreria: in tal caso l'affare è fatto: ascoltiamo meglio. »

Una scarica in lontananza confermò la loro supposizione; ma il primo rumore si avvicinava sempre più: si udiva uno strepito d'armi, il fracasso di una zuffa, e qualche gemito che partiva dal fondo del corridoio. I briganti allora prepararono le armi: fu suonato un corno al di fuori; tre di essi lasciarono Bianca in custodia del quarto, ed uscirono a precipizio.

Intanto che Bianca, tremante e confusa, implorava pietà, riconobbe la voce di Santa-Fè, il quale comparve tutto coperto di sangue ed inseguito da alcuni banditi. Bianca non vide, non sentì più nulla, e cadde svenuta nelle braccia di chi la teneva.

Appena riacquistò l'uso de' sensi, riconobbe, all'incerta luce che vacillava intorno a lei, d'esser sempre nella medesima stanza. Restò alcun momento nell'incertezza e nello stupore. Un sordo gemito vicino a lei la fece memore di Santa-Fè, e dello stato in cui l'aveva veduto; allora alzandosi, si avanzò dalla parte d'onde veniva il sospiro. Non tardò molto a riconoscere, in un corpo steso sul pavimento, Santa-Fè pallido e sfigurato, che non poteva parlare. Aveva gli occhi chiusi, ed una delle sue mani, ch'ella prese nell'ambascia della disperazione, era bagnata di freddo sudore. Lo chiamò per nome, e gridò aiuto; qualcuno s'avvicina, un uomo entra: non era il conte; ma qual fu la di lei sorpresa, quando, supplicandolo di soccorrere Santa-Fè, riconobbe Lodovico! Ebbe egli appena tempo di riconoscerla; si occupò subito delle ferite del cavaliere, e giudicando che l'immensa perdita del sangue cagionava probabilmente la sua debolezza, corse a cercare acqua per lavargli le ferite e fasciargliele alla meglio.

Appena egli fu uscito, Bianca udì camminare, e vide entrare Villefort con una torcia nella mano sinistra, e la spada insanguinata nella destra, che, tutto anelante, chiamava impazientemente la figlia. Al suono di questa voce ben nota essa volò nelle di lui braccia. Il conte, lasciando cadere la spada, la strinse al seno con indicibil trasporto di gioia e stupore: le domandò di Santa-Fè, e lo vide per terra dando qualche segno di vita. Lodovico tornò di lì a poco ben provvisto d'acqua e di acquavite; gli applicò l'una alla bocca e l'altra alle tempie, e Bianca lo vide finalmente aprir gli occhi, domandando subito di lei. La gioia ch'essa provò in quel momento, fu subito sturbata da una nuova inquietudine: Lodovico dichiarò che bisognava senza ritardo trasportare il cavaliere.

« I banditi che sono di fuori erano aspettati, e se perdiamo tempo ci troveranno qui. Sanno benissimo che il suono del corno, ad un'ora così strana, è sempre il segnale d'un estremo pericolo, e l'eco di questi monti ne porta la voce a molta distanza. Li ho veduti tornare in consimili casi dalle falde del Melicante. Avete voi appostata una vedetta all'ingresso del forte?

— No, » disse il conte, « la mia gente è dispersa, e non so dove sia. Lodovico, va tosto a riunirla, ma abbi cura di te stesso, e ascolta se senti i muli. »

Lodovico uscì immediatamente, ed il conte riflettè al modo di trasportar Santa-Fè, il quale non avrebbe potuto sopportare il moto d'una mula, quand'anche fosse stato in grado di reggersi in sella.

Mentre il conte raccontava come i banditi fossero stati rinchiusi nella torre, Bianca osservò che era ferito anch'esso nel braccio sinistro; egli le rispose, sorridendo, quella ferita esser leggerissima. I servi, tranne due che furon lasciati alla porta della fortezza, comparvero allora tutti, preceduti da Lodovico.