CAPITOLO LI
Emilia intanto provava la massima inquietudine sul destino di Valancourt. Teresa trovò finalmente una persona fidata da spedire al fattore, la quale s'impegnò di tornare il giorno dopo, e Emilia promise di trovarsi alla capanna di Teresa, che, divenuta zoppa, non poteva uscir di casa. Verso sera Emilia s'incamminò sola a quella parte con tetri presentimenti. L'ora già avanzata accresceva la sua malinconia. Era la fine dell'autunno; una densa nebbia nascondeva in parte la cima dei monti, e il vento freddo, che soffiava nei faggi, copriva la via delle ultime foglie ingiallite. La loro caduta, presagio della fine dell'anno, era l'immagine della desolazione del suo cuore, e sembrava predirle la morte di Valancourt: ne provò un presentimento sì forte, che fu più volte sul punto di tornare addietro. Non aveva forza bastante per andare incontro a cotest'orribile certezza; ma lottò contro la sua emozione e continuò ad avanzare.
Camminava mesta, ed i suoi occhi seguitavano il movimento delle masse vaporose che stendevansi all'orizzonte; considerava le fuggitive rondinelle, le quali, in balìa all'agitazione de' venti, ora scomparendo tra le nubi, ora aleggiando in atmosfere più tranquille, sembravano rappresentarle le afflizioni e le vicende, ond'essa era stata vittima. Aveva subìto i capricci della fortuna ed i turbini della sventura; aveva avuto qualche corto istante di calma. Ma come dare il nome di calma a ciò che non era se non la sospensione del dolore? Sfuggita ormai ai più crudeli pericoli, indipendente da' suoi tiranni, trovavasi padrona di una sostanza ragguardevole; avrebbe potuto con ragione aspettarsi di gustare la felicità; ma essa n'era più lungi che mai: sarebbesi accusata di debolezza e d'ingratitudine, se avesse sofferto che il sentimento dei beni che possedeva fosse soffocato da quello d'un solo infortunio, se questo però non avesse colpito che lei sola. Ma essa piangeva per Valancourt, e se anche egli vivesse, le lacrime della pietà si univano a quelle del rammarico, afflittissima che un uomo come lui fosse caduto nel vizio, e quindi nella miseria. La ragione e l'umanità reclamavano assieme le lacrime dell'amicizia, ed il suo coraggio non poteva separarle ancor da quelle dell'amore. Nel momento attuale però non la tormentava la certezza dei torti di Valancourt, bensì il timore della di lui morte; le pareva, per così dire, di essere la causa innocente di questa disgrazia. La sua inquietudine aumentava ad ogni passo, e quando vide da lontano la capanna, le mancò il coraggio di avvicinarsi e sedette sur un banco nel sentiero. Il vento che susurrava tra le frondi pareva alla sua rattristata immaginazione recar suoni queruli; ed anche negl'intervalli di calma credea udire ancora dolorosi accenti. Prestando maggior attenzione, si convinse dell'error suo, e le tenebre, divenute più folte per la prossima caduta del dì, l'avvertirono d'allontanarsi, e con passo vacillante giunse alla capanna. Traverso i vetri si vedea scintillare un buon fuoco, e Teresa, avendo veduto venire Emilia, stava sulla porta ad aspettarla.
« La sera è fredda assai, signorina, » le disse ella. « Vuol piovere, ed ho creduto che un buon fuoco non dovesse spiacervi. Sedete dunque vicino a me. »
Emilia la ringraziò della sua attenzione, e guardandola in volto, fu colpita dalla sua tristezza. Si gettò sulla sedia, incapace di parlare, e la di lei fisonomia esprimeva tanta disperazione, che Teresa ne comprese il motivo, eppure taceva.
« Ah! » sclamò finalmente Emilia; « è inutile che me lo diciate. Il vostro silenzio, i vostri sguardi parlano abbastanza; egli è morto.
— Oimè! mia cara padrona, » rispose Teresa colle lacrime agli occhi, « questo mondo è pieno di affanni. I ricchi ne hanno la lor dose come i poveri; ma procuriamo di sopportare in pace il carico che ci manda il cielo.
— Egli è dunque morto? » interruppe Emilia. « Ah! Valancourt è morto!
— Orribil giorno! Io ne temo, » soggiunse Teresa.