— Lo temete soltanto? »
— Sì, signorina, lo temo. Nè il fattore, nè verun'altra persona ha sentito più parlare di lui a Estuvière, dacchè è partito per la Linguadoca. Suo fratello ne è afflittissimo. Egli dice che scrive sempre esattamente, ma che non ha ricevuto veruna lettera da lui dopo la sua partenza: doveva esser già di ritorno da tre settimane: non ha scritto, non è tornato, e si teme che gli sia accaduta qualche disgrazia. Oimè! io non credeva di viver tanto da dover piangere la sua morte. Io son vecchia, e poteva morire senza dispiacere; mentre lui... »
Emilia, quasi moribonda, chiese un po' d'acqua: Teresa, spaventata, affrettossi a soccorrerla, e mentre le porgeva l'acqua, continuò: « Cara signorina, non vi affliggete tanto; il cavaliere può essere sano e salvo. Speriamo!
— Oh! no, non posso sperare, » disse Emilia. « Io so circostanze che mi piombano anzi nella disperazione; ma or mi sento meglio, e posso ascoltarvi: dettagliatemi tutto quel che avete saputo.
— Aspettate d'esservi rimessa, signorina; mi sembra che stiate sì male!
— Oh! no, Teresa, ditemi tutto intanto che posso ascoltarvi, ditemi tutto, ve ne scongiuro.
— Ebbene, » rispose Teresa, « vi acconsento. Il fattore ha detto pochissimo. Riccardo pretende ch'egli parlasse con molto riserbo del signor Valancourt. Quel ch'egli ha saputo, gli fu confidato da Gabriello, uno dei servitori del conte, che disse essergli stato confidato da un amico del suo padrone. Dice dunque che Gabriello e tutti i servitori erano in gran pena pel signor Valancourt; ch'esso era un giovine così buono così amabile, e che lo amavano tutti come loro fratello; che non comandava imperiosamente, come tanti altri signori; che perciò era molto rispettato, e che la servitù l'obbediva volentieri al primo cenno per paura di spiacergli. Il signor conte stava in gran pena pel cavaliere, quantunque fosse andato in collera con lui ultimamente. Gabriello dice aver saputo che il signor Valancourt aveva fatte pazzie a Parigi; che aveva spesi molti denari, ed era stato perfino messo in prigione. Che il signor conte ricusava di liberarnelo, pretendendo ch'egli meritasse un tal castigo. Appena il vecchio Gregorio il cantiniere ne fu informato, fece fare un bastone a punta ferrata per andar a piedi a Parigi a trovare il padroncino; quando furono avvertiti che il signor Valancourt era di ritorno. Oh! qual gioia al suo arrivo! egli era però molto cambiato. Il conte lo ricevè freddamente, ed era afflitto. Il cavaliere partì immediatamente per la Linguadoca; e da quel momento, disse Gabriello, non se n'è saputo più nulla. »
Teresa tacque; Emilia sospirava, nè ardiva sollevar gli occhi da terra. Dopo una lunghissima pausa, sclamò: « Oh! Valancourt, tu sei perduto, e perduto per sempre. E son io, son io che ti diedi la morte. »
Quelle parole, quegli accenti disperati allarmarono la povera Teresa, la quale temè che quel colpo terribile non avesse alterata la ragione di Emilia.
« Mia cara padrona, calmatevi, » diss'ella; « non dite di queste cose: è impossibile che voi abbiate potuto uccidere il signor Valancourt. »