Emilia non le rispose che con un gran sospiro.
« O mia cara signorina, » ripigliò Teresa, « il cuore mi si spezza vedendovi in tale stato, cogli sguardi fissi, pallida in volto, e sì afflitta. Mi spaventa il vedervi così. » Emilia non apriva bocca, e non parea udir nulla. « E d'altra parte, madamigella, » soggiunse la vecchia, « il signor Valancourt può essere sano ed allegro, malgrado quanto sappiam noi. »
A tal nome, la fanciulla alzò gli occhi e guardolla con occhi smarriti, come se avesse cercato di capirla.
« Sì, cara padroncina, » ripigliò Teresa ingannandosi sulla di lei intenzione, « il signor Valancourt può essere sano ed allegro. »
Alla ripetizione di quest'ultime parole, Emilia ne comprese il senso; ma invece di produrre l'effetto che ne aspettava Teresa, parvero soltanto raddoppiare il suo dolore: si alzò bruscamente, e percorse la cameretta a veloci passi, battendo palma a palma e singhiozzando. Mentre passeggiava così il suono dolce e sostenuto d'un oboè o flauto si mescolò alla bufera. La sua dolcezza colpì Emilia; sostò tutta attenta: i suoni recati dal vento si perdettero in una raffica più forte; ma il loro accento querulo le commosse il cuore, ed ella si strusse in lagrime.
« Oh! » sclamò Teresa, tergendo le lagrime; « è Riccardo il figlio del vicino che suona il suo strumento; è una musica malinconica. »
Emilia continuava a piangere.
« Egli suona spesso alla sera, » continuò la vecchia, « e fa ballare la gioventù. Ma, signorina, non piangete così. Venite qui vicino al fuoco che, fa freddo, e bevete un bicchier di vino per ristorarvi. »
Ed accomodatale una sedia al camino, andò a cavar dalla credenza un fiasco.
« Questo non è un vino ordinario, » soggiunse; « è del migliore di Linguadoca, e l'ultimo de' sei fiaschi che mi regalò il signor Valancourt quando partì per Parigi. Io non lo bevo mai senza pensare a lui, e alle sue parole piene di bontà nell'atto di consegnarmelo. Teresa, mi diss'egli, voi non siete più giovine; tratto tratto dovreste bere un bicchier di vino. Io ve ne manderò qualche altro fiasco, e bevendolo ricordatevi di me, vostro amico. Sì, furon queste le sue parole: Di me, vostro amico! » Emilia continuava a camminar per la stanza, senza badare alle parole di Teresa, la quale continuò: « Mi son sempre ricordata di lui; povero giovine! Egli mi donò questo ricetto e sostenne la mia vecchiaia. Ah! se è vero che sia morto, sarà in paradiso col mio rispettabile padrone. »