Qui si mise a piangere, e depose il fiasco. Il suo dolore rinnovò quello di Emilia, che si avvicinò a lei, e guardolla attentamente come oppressa dalla riflessione ch'essa piangeva per Valancourt. La buona vecchia però, asciugando le lagrime, si fece coraggio, e le disse:

« Per carità non v'affliggete di più; prendete, di grazia, un sorso di questo vino. Gustatelo per l'amor del signor Valancourt, che me lo ha regalato, come vi dissi. »

La mano d'Emilia, che aveva preso il bicchiere, tremò, e sparse il liquore nel ritirarlo dalle labbra.

« Per l'amore di chi? » sclamò ella; « chi vi ha dato questo vino?

— Il signor Valancourt, cara padroncina; sapea io che vi farebbe piacere; è l'ultimo mio fiasco. »

La fanciulla depose il bicchiere sulla tavola, proruppe nuovamente in un dirotto pianto, e Teresa, sconcertata e dolente, procurò di consolarla. Emilia le fe' cenno colla mano, che desiderava restar sola, e pianse sempre più forte. Un lieve colpo battuto alla porta non permise alla vecchia di lasciarla al momento. Emilia la pregò di non aprire a nessuno; ma pensando poi che poteva essere Filippo, il suo servitore, procurò di tergere il pianto, e Teresa andò ad aprire.

La voce ch'ella intese attirò tutta la di lei attenzione: tese l'orecchio, volse gli occhi verso la porta, una persona comparve, e la fiamma del fuoco le fe' riconoscere... Valancourt!...

Nel vederlo, si scosse da capo a piedi, tremò, e perdendo l'uso dei sensi non vide più nulla. Un grido di Teresa annunziò che anche lei aveva riconosciuto il giovane. L'oscurità, sul primo momento, non aveale permesso di distinguerlo. Egli cessò di occuparsi di lei, vedendo cadere una persona dalla sedia vicino al fuoco. Volò a soccorrerla, e s'avvide di sostenere Emilia. La commozione che provò per l'inaspettato incontro, ritrovando colei da cui si credeva diviso per sempre, tenendola pallida e svenuta fra le sue braccia, è più facile ad immaginare che a descrivere! Sarà egualmente facile figurarsi ciò che provò Emilia, allorchè riaprendo gli occhi, rivide Valancourt. L'espressione inquieta colla quale la considerava, si cambiò tosto in un misto di gioia e tenerezza. Allorchè i suoi occhi s'incontrarono in quelli di lei, e che la vide in procinto di rinvenire, potè esclamare appena: Emilia! ma essa, volgendo altrove gli sguardi, fece un debole sforzo per ritirare la mano. Nei primi momenti che succedettero alle angosce dolorose, cagionate dall'idea della sua morte, Emilia obbliò tutti i falli dell'amante: lo rivide qual era nel momento in cui meritava il suo amore, ne risentì altro che gioia e tenerezza; ma oimè! fu un'illusione passaggiera! Le di lei riflessioni s'innalzarono nuovamente, come tante nubi sull'orizzonte, ad oscurare l'immagine lusinghiera che inebriava il suo cuore. Rivide allora Valancourt degradato in faccia alla società, indegno ormai della sua stima e tenerezza. Le mancò la forza, ritirò la mano, e si volse dalla parte opposta per nascondere il suo dolore. Il giovane, più agitato ed imbarazzato di lei, se ne stava muto e dolente.

Il sentimento di quanto doveva a sè stessa, trattenne le sue lagrime, e le insegnò a dissimulare parte della gioia e del dolore, che facevano il più fiero contrasto nel fondo del suo cuore. Si alzò, ringraziollo della sua attenzione, salutò Teresa, e volle andarsene. Valancourt, svegliato come da un sogno, la supplicò umilmente di accordargli un momento d'attenzione. Il cuore d'Emilia perorava forte in favor suo; ma ebbe il coraggio di resistere, e non badando neppure alle suppliche di Teresa, che la pregava di non esporsi sola in tempo di notte, aveva già aperta la porta; ma la pioggia dirotta l'obbligò a rientrare.

Muta, interdetta, tornò vicino al fuoco. Valancourt, inquieto, turbato, camminava a gran passi per la stanza, come se avesse temuto e desiderato di parlare. Teresa esprimeva senza ritegno la gioia e la sorpresa che le cagionava il suo arrivo.