Emilia, oppressa da inesprimibile ambascia, si alzò e disse: « Non piove più, voglio andarmene.

— Restate, Emilia, restate, signorina, » rispose Valancourt, armandosi di tutta la sua risoluzione, « non vi affliggerò vie più colla mia presenza. Perdonatemi se non ho obbedito più presto. Se lo potete, compiangete colui che vi perde, e perde così ogni speranza di riposo. Possiate esser felice, sebbene io rimarrò eternamente infelice, possiate essere felice quant'io ve lo desidero con tutto il cuore. »

Gli mancò la voce a queste ultime parole, impallidì, gettò su di lei uno sguardo di tenerezza e dolore inesprimibili, e fuggì precipitosamente.

« Caro signore! Mio benefattore! » gridò Teresa seguendolo alla porta. « Signor Valancourt! Come piove! Che notte burrascosa per lasciarlo andar via! egli morrà sicuramente dal dolore e dall'affanno. Cara signora Emilia, quanto siete incostante! poco fa piangevate la sua morte, ed ora lo scacciate così barbaramente! »

La fanciulla non rispose, e non udiva quel che diceva colei. Assorta nel suo dolore e nelle sue riflessioni, restava seduta cogli occhi fissi sul fuoco, e l'imagine del giovane presente al pensiero.

« Il signor Valancourt è molto cambiato, signora; com'è dimagrato! come afflitto! Eppoi ha il braccio fasciato. »

Emilia alzò gli occhi; non aveva osservata quest'ultima circostanza. Non dubitò più allora che Valancourt non fosse stato ferito dal giardiniere. A tal convinzione tutta la sua pietà si riaccese, e si rimproverò d'averlo lasciato partire con un tempo così cattivo.

Poco dopo vennero a prenderla in carrozza. Emilia sgridò Teresa per le cose irriflessive dette al Valancourt, le ordinò espressamente di non fare mai più certi discorsi, e se ne tornò al castello pensierosa ed afflitta.

Valancourt, intanto, era rientrato nell'osteria del villaggio, ove aveva preso alloggio pochi momenti soltanto prima d'andare a visitar Teresa. Veniva a Tolosa e recavasi al castello del conte di Duverney. Non eravi più tornato dopo la sua separazione da Emilia a Blangy. Era rimasto qualche tempo nelle vicinanze d'un luogo ove abitava l'oggetto più caro al suo cuore. V'erano momenti in cui il dolore e la disperazione lo stringevano a ricomparire innanzi ad Emilia, e rinnovare le istanze a dispetto delle sue sciagure. Una nobil fierezza però, la tenerezza del suo amore, che non poteva acconsentire ad avvolgerla nei suoi infortuni, avevano finalmente trionfato della passione. Ritornando in Guascogna, era passato da Tolosa, e vi si trovava allorchè vi giunse Emilia. Andava a nascondere ed alimentare la sua dolorosa mestizia in quel medesimo giardino nel quale aveva passato presso di lei momenti così felici. Volendo aver la consolazione di rivederla ancor una volta, e ritrovarsi vicino a lei, passeggiava una sera nel parco, quando il giardiniere, prendendolo per un ladro, gli tirò una schioppettata, e lo ferì in un braccio. Questo caso l'aveva trattenuto a Tolosa per farsi curare: là, senza premura per sè medesimo, senza riguardi pe' parenti, la cui fredda accoglienza al suo ritorno da Parigi l'aveva scoraggito, non aveva informato nessuno della sua situazione. Ritrovandosi in istato di viaggiare, tornava ad Estuvière, passando per la valle; sperava di aver colà notizie d'Emilia; voleva trovarsi vicino a lei; desiderava anche informarsene dalla vecchia Teresa, e credeva in fine, che, nella di lui assenza, l'avrebbero privata della sua pensione. Tutti questi motivi lo avevano dunque condotto alla capanna di Teresa dove aveva incontrato Emilia.

Quella conferenza inaspettata avevagli dimostrato a un tempo tutta la tenerezza dell'amore di Emilia, e tutta la fermezza della di lei risoluzione. La sua disperazione erasi rinnovata con maggior forza, e non eravi considerazione bastante per acquietarlo. L'immagine di Emilia, la di lei voce ed i suoi sguardi, si presentavano incessantemente alla di lui fantasia, e qualunque sentimento era bandito dal suo cuore, eccettuato la disperazione e l'amore. Un'ora prima della mezzanotte ritornò da Teresa per sentir parlar di Emilia e trovarsi ancora nel luogo già da lei occupato. La gioia che provò ed espresse quella povera vecchia, si cangiò presto in tristezza, allorchè ebbe osservato i di lui sguardi smarriti e la profonda malinconia che l'opprimeva. Dopo avere ascoltato attentamente tutto quel ch'essa poteva dirgli intorno ad Emilia, le regalò tutto il denaro che aveva indosso, quantunque ella si ostinasse a ricusarlo, e l'assicurasse che la sua padrona aveva provveduto ai di lei bisogni. Le consegnò anche un anello di valore, incaricandola espressamente di presentarlo a Emilia. La faceva pregare d'accordargli quest'ultimo favore di conservarlo per amor suo, e rammentarsi qualche volta, nel guardarlo, dell'infelice Valancourt che glielo inviava.