Emilia, immaginandosi allora che il forestiere fosse Valancourt, rispose essere occupata, e non voler veder nessuno. Il servo tornò subito dopo dicendo che il forestiere aveva cose importantissime da comunicarle. Annetta, rimasta fin allora muta e stupefatta, si scosse, e sclamò: « Sì, è Lodovico! sì, è Lodovico. »

E corse fuor dal gabinetto. Emilia ordinò al servitore di seguirla, e, se era realmente Lodovico, di farlo entrare sul momento.

Poco dopo, comparve l'Italiano accompagnato da Annetta, a cui l'allegrezza faceva obliare tutte le convenienze, e non voleva parlar altro che lei. Emilia esternò la sua sorpresa e soddisfazione nel vederlo. La sua prima emozione crebbe allorchè aprì le lettere del conte di Villefort e Bianca, che l'informavano della loro avventura e della situazione loro in un'osteria alle falde de' Pirenei, ov'erano stati trattenuti dallo stato di Santa-Fè e dall'indisposizione di Bianca. Quest'ultima aggiungeva che il barone era arrivato, che avrebbe ricondotto il figlio al suo castello, finchè fosse guarito dalle sue ferite, e ch'essa con suo padre continuerebbero il viaggio per la Linguadoca, e sarebbero passati dalla valle, proponendosi di esservi il giorno seguente. Essa pregava Emilia di trovarsi alle sue nozze, e d'accompagnarli al castello di Blangy; lasciava poi a Lodovico la cura di raccontare egli stesso le sue avventure. Emilia, sebben premurosa di conoscere in qual modo fosse sparito dall'appartamento del nord, nondimeno volle sospendere questa soddisfazione finchè non si fosse rifocillato, ed avesse parlato a lungo colla sua Annetta, la cui gioia non sarebbe stata così stravagante se fosse risorto dalla tomba.

Emilia, intanto, rileggeva le lettere de' suoi amici. L'espressione della stima e dell'affetto loro, era in quel momento un vero balsamo nel suo povero cuore piagato. La sua tristezza, i suoi affanni, avevano acquistato nell'ultimo colloquio una nuova amarezza.

L'invito di recarsi a Blangy era fatto dal conte e dalla figlia colle più tenere espressioni. Anche la contessa ne la sollecitava. L'occasione n'era sì importante per l'amica sua, che Emilia non potea ricusarvisi. Avrebbe desiderato non abbandonare le placide ombre della sua dimora, ma sentiva la sconvenienza di restarvi sola mentre Valancourt trattenevasi ancora nelle vicinanze, oltrechè rifletteva che la società e la varietà degli oggetti sarebbero riuscite a tranquillare il suo spirito meglio della solitudine.

Quando Lodovico ritornò nel gabinetto, lo pregò di raccontarle dettagliatamente le sue avventure, e spiegarle per qual caso abitasse co' banditi in mezzo ai quali lo aveva trovato il conte.

Egli obbedì. Annetta, la quale, in mezzo alle sue tante ciarle, non aveva avuto il tempo di parlargliene, si accinse ad ascoltare con ardente curiosità. Ricordò prima alla padroncina e l'incredulità da lei dimostrata ad Udolfo a proposito degli spiriti, e la propria saggezza credendovi invece sì forte. Emilia arrossì suo malgrado pensando alla fede prestata ultimamente; notò soltanto che se l'avventura di Lodovico avesse potuto giustificare la superstizione d'Annetta, e' non sarebbe là a narrargliela.

Il giovane sorrise, inchinossi e cominciò in questi termini:

« Vi rammenterete, o signora, che il signor conte ed il signor Enrico m'accompagnarono nell'appartamento del nord. Per tutto il tempo che vi rimasero non si presentò nulla di allarmante: appena furono partiti, accesi un buon fuoco nella camera, e sedetti presso al camino; aveva portato un libro per distrarmi, e confesso che tratto tratto io guardava qua e là con un sentimento simile alla paura. Molte volte, quando il vento soffiava con violenza, scuotendo le finestre, m'immaginai di udire rumori molto strani; anzi una volta o due mi alzai, ed osservando da per tutto non vidi altro che le grottesche figure dei parati, le quali pareva mi facessero boccacce. Passai così più di un'ora, e poi mi parve udir rumore, esaminai di nuovo la camera, e non vedendo nulla, ripresi il libro. Quando l'istoria fu finita, mi assopii. D'improvviso fui svegliato dal rumore che aveva già inteso; esso pareva venire dalla parte del letto. Io non so se l'istoria che aveva letta mi avesse alterata la fantasia, o se mi venissero in mente tutte le ciarle che si facevano su quell'appartamento; ma so bene che, guardando il letto, mi parve vedere la faccia d'un uomo fra le cortine. »

A tai parole, Emilia fremè e divenne inquieta ricordandosi lo spettacolo veduto colà da lei e dalla vecchia Dorotea. « Vi confesso, signorina, » continuò Lodovico, « che mi si agghiacciò il cuore. Il medesimo rumore risvegliò di nuovo la mia attenzione: distinsi lo scricchiolio d'una chiave che girava in una serratura, e quel che mi sorprendeva di più era il non vedere alcuna porta d'onde potesse provenire quel suono. Un istante dopo il cortinaggio del letto fu alzato lentamente, e comparve una persona: essa usciva da una porticina nel muro. Restò un momento nella medesima attitudine, col resto del volto nascosto dal lembo della tappezzeria, cosicchè non vedeasi altro che i suoi occhi. Quando sollevò il capo, vidi di dietro a lei la figura d'un altro uomo, che guardava per disopra le spalle del primo. Non so come andasse la faccenda: la mia spada era sul tavolino, ma non ebbi la presenza di spirito d'impugnarla: restai zitto e cheto a considerarli cogli occhi mezzo chiusi, affinchè mi credessero addormentato. Suppongo che realmente ne fossero persuasi; li udii concertarsi, e restarono in quella posizione per lo spazio di circa un minuto; allora credetti vedere altre teste nell'apertura della porta, ed intesi parlar più forte.