— Questa porticina mi sorprende; » interruppe Emilia; « mi fu detto che il conte avea fatto levar tutte le cortine ed esaminar le pareti, credendo che celassero qualche andito pel quale fosse partito.

— Non mi par tanto straordinario, signorina, che quell'usciuolo abbia potuto sfuggire agli sguardi; esso è praticato in una parete sottile che sembra far parte del muro esteriore, per cui quand'anco il signor conte l'avesse osservato, non avrebbe badato ad una porta colla quale nessun passaggio parea dovesse comunicare. Fatto sta che il passaggio era nella grossezza del muro. Ma, per tornare agli uomini ch'io distingueva confusamente nello sfondo della porticina, ei non mi lasciarono a lungo in sospeso; precipitaronsi nella camera e mi circondarono: io aveva presa la spada, ma che poteva fare un uomo contro quattro? Fui ben presto disarmato; mi legarono le braccia, e postomi un bavaglio in bocca, mi trascinarono nell'andito. Prima di partire però lasciarono la mia spada sul tavolino, per soccorrere, dicevano essi, coloro che venissero al par di me, a combattere gli spiriti. Mi fecero traversare parecchi corridoi strettissimi formati nella grossezza del muro, e dopo avere sceso molti gradini, giungemmo ad una vôlta sotto il castello. Aprirono un uscio di pietra, ch'io credeva far parte del muro; percorremmo un lunghissimo passaggio scavato nel masso; un'altra porta ci condusse ad un sotterraneo, e finalmente, dopo qualche intervallo, mi trovai sul lido del mare appiè delle rupi stesse, sulle quali sorge il castello: trovammo una barca che aspettava quei birbanti; mi vi trascinarono, e andammo a bordo d'un piccolo bastimento ancorato a poca distanza. Quando fui là dentro, due de' miei compagni restarono con me; gli altri ricondussero la barca, ed il bastimento si mise alla vela. Compresi allora il significato di tutto ciò, e che cosa facessero quella gente al castello. Sbarcammo al Rossiglione: dopo qualche giorno, i loro compagni vennero dalle montagne, e mi condussero nel forte in cui mi trovava quando giunse il signor conte. Avean cura d'invigilarmi, ed anzi m'aveano bendati gli occhi per condurmivi; ma anche senza questa precauzione, credo mi sarebbe stato assai difficile ritrovar la strada per quell'aspra contrada. Appena fui colà, mi tenevano come un prigioniero: non poteva mai uscire senza due o tre de' miei compagni, ed era sì stanco della vita, che andava studiando il modo di terminare la mia miserabile esistenza.

— Ma però vi lasciavan parlare, » disse Annetta; « non vi mettevan più il bavaglio. Non capisco perchè eravate sì stanco di vivere, senza parlare della probabilità che avevate di rivedermi. »

Lodovico sorrise, siccome anche Emilia, la quale gli domandò per qual motivo quegli uomini l'avessero rapito.

« Mi accorsi tosto, » ripigliò egli, « che coloro erano pirati, i quali da molti anni nascondevano il loro bottino nei sotterranei del castello, che, essendo vicino al mare, conveniva perfettamente ai loro disegni. Onde non essere scoperti avevano adoperato ogni mezzo per far credere che il castello era frequentato dagli spiriti e dalle ombre, ed avendo scoperto la via segreta, la quale conduceva all'appartamento del nord, che dopo la morte della marchesa stava sempre chiuso, non fu lor difficile riuscirvi. La custode e suo marito, le uniche persone che abitassero nel castello, spaventati oltremodo dagli strani rumori che udivano, ricusarono di soggiornarvi più a lungo. Allora tutto il paese credè facilmente che il castello fosse abitato da' folletti, tanto più che la marchesa era morta in una maniera molto strana, e che il marchese da quel punto non eravi più tornato.

— Ma, » disse Emilia, « perchè mai que' pirati non si contentavano della cava, e perchè stimavan necessario deporre i loro furti nel castello?

— La cava, madamigella, stava aperta a tutti, » ripigliò il giovane, « ed i loro tesori sarebbero stati in breve scoperti. Ne' sotterranei invece erano sicuri, finchè il castello incutesse terrore. E' parve che i pirati vi recassero a mezzanotte le prese fatte per mare, e ve le tenessero, finchè potessero venderle vantaggiosamente. Erano essi intimamente collegati co' contrabbandieri e banditi che vivono ne' Pirenei, e vi fanno un traffico inesprimibile. Io restai dunque con questa banda di malandrini fino all'arrivo del signor conte. Non oblierò giammai la pena che sentii nel vederlo; quasi lo tenni perduto. Io sapeva che se mi faceva conoscere, i banditi avrebbero scoperto il suo nome, e probabilmente ci avrebbero ammazzati, tutti, per impedire ch'egli scoprisse il loro segreto, come proprietario di Blangy. Evitai la vista del signor conte, e invigilai sui briganti, risoluto, se progettassero qualche violenza, di mostrarmi, e combattere per la vita del mio padrone. Non tardai a sentir macchinare una trama infernale; si trattava di una strage generale. Mi arrischiai a farmi conoscere alla gente del conte; narrai quanto si progettava, e ci concertammo insieme. Il signor conte, allarmato per l'assenza della figlia, domandò dove fosse. I banditi non lo soddisfecero. Il mio padrone e Santa-Fè divennero furiosi. Pensando allora ch'era tempo di mostrarci, ci lanciammo nella stanza ov'era preparata la cena, gridando: Tradimento! Signor conte difendetevi. Il conte ed il cavaliere sguainarono la spada sul momento; la zuffa fu ostinata, ma in fine noi restammo vincitori, come avrete sentito nella lettera del mio padrone.

— È un'avventura singolare, » disse Emilia; « certamente, Lodovico, la vostra prudenza ed intrepidezza meritano molti elogi. Vi sono però varie circostanze relative all'appartamento del nord, ch'io non comprendo ancora, e che voi forse sarete in grado di decifrarmi. Avete mai udito raccontare dai banditi i pretesi prodigi che operavano in quel luogo?

— No, signorina, » rispose Lodovico; « non li intesi parlarne mai: una volta sola li udii ridere della vecchia custode, che quasi quasi stette per sorprendere uno dei pirati. Fu dopo l'arrivo del conte, e colui che fece la burla ne ridea a crepapelle. »

Emilia arrossì, e pregò Lodovico di raccontargli dettagliatamente quanto sapeva.