« Ebbene, » diss'egli, « una notte che colui trovavasi nella camera da letto, udì gente nel salotto contiguo, e credendo non aver il tempo d'alzare il parato ed aprir la porta, si nascose nel letto, e vi restò per qualche tempo, credo io, molto intimorito.

— Come lo foste voi, » interruppe Annetta, « quando aveste l'ardire di passarvi la notte.

— Sì, » rispose Lodovico, « appunto così. La custode si avvicinò al letto con un'altra donna. Temendo allora di essere scoperto, pensò che il solo mezzo per salvarsi fosse quello di far loro paura. Alzò dunque leggermente il trapunto; ma il suo piano non riuscì, se non quando ebbe mostrata la testa; allora esse fuggirono, ci diss'egli, come se avessero veduto il diavolo, ed il birbante se ne andò tranquillamente. »

Emilia non potè trattenersi dal ridere a questa spiegazione. Comprese l'incidente che l'aveva tanto impaurita, e fu sorpresa di averne sofferto tanto; ma considerò quindi, che appena lo spirito cede alla debolezza della superstizione, qualunque inezia basta a fare la massima impressione. Rammentandosi però la musica misteriosa che si sentiva verso mezzanotte al castello di Blangy, domandò a Lodovico se per caso ne avesse saputo nulla, ma egli non potè darne veruna spiegazione.

« So per altro, signorina, » aggiunse, « che i pirati non vi hanno parte; so che ne ridono, e dicono che il diavolo è senza dubbio alleato con loro.

— Scommetterei che hanno ragione, » disse Annetta sempre con volto ilare. « Ho sempre creduto che lui e gli spiriti fossero gli abitanti di quell'appartamento; vedete dunque, signorina, che non m'ingannava.

— Non si può negare che lo spirito maligno non v'abbia una estrema influenza, » disse Emilia sorridendo: « ma stupisco che i pirati persistessero nella loro condotta; dopo l'arrivo del conte, egli è certo che prima o poi dovevano essere scoperti.

— Ho motivo di credere, » rispose Lodovico, « ch'essi non contassero seguitare che il tempo necessario per mettere in salvo i loro tesori. Pare che se ne occupassero subito dopo l'arrivo del conte; ma non potevano lavorare che poche ore della notte, e quando mi presero, la vôlta era già mezzo vuota. Conveniva loro d'altronde di confermare tutte le superstizioni relative all'appartamento, nel quale ebbero la maggior premura di lasciar tutto al suo posto per meglio mantener l'errore. Spesso, celiando fra loro, si figuravano la costernazione degli abitanti di Blangy per la mia scomparsa. A datare da quel momento si credettero padroni assoluti del castello. Seppi però che una notte, malgrado le loro precauzioni, si scopersero quasi da sè. Andavano, secondo il solito, a ripetere i sordi gemiti che facevano tanta paura alle serve. Mentre stavano per aprire, udirono voci nella camera da letto; il signor conte mi disse che vi stava lui stesso col signor Enrico: udirono ambidue strani lamenti, opera senza dubbio dei malandrini, fedeli al loro disegno di spargere il terrore. Il signor conte mi confessò di aver provato una sensazione maggiore della sorpresa: ma siccome il riposo della famiglia esigeva il silenzio, si guardarono bene dal farne parola ad alcuno. »

Emilia, rammentandosi allora il cambiamento del conte, dopo aver passata la notte in quel luogo misterioso, ne riconobbe il motivo. Non fece nuove interrogazioni a Lodovico, lo mandò a riposare, e diede le disposizioni necessarie per ricevere i suoi amici.

La sera, Teresa quantunque zoppa, venne a portarle l'anello di Valancourt. Emilia s'intenerì nel vederlo, ma la rimproverò d'averlo ricevuto, e ricusò d'accettarlo, malgrado il tristo piacere ch'essa ne avrebbe avuto. Valancourt lo portava in tempi più felici. Teresa pregò, supplicò, le rappresentò l'abbattimento in cui era il cavaliere quando le consegnò l'anello, le ripetè ciò ch'ei le aveva ordinato di dire. Emilia, non potendo nascondere il dolore che le cagionava quel racconto, proruppe in dirotto pianto.