Le nozze di Bianca e di Emilia furon celebrate nel medesimo giorno a Blangy con tutta la magnificenza. Le feste furono splendidissime: la sala grande era stata ornata d'un nuovo parato rappresentante Carlo Magno co' suoi dodici pari. Si vedevano i fieri Saraceni che si avanzavano in battaglia, e tutti gl'incanti ed il potere magico di Merlino. Le sontuose bandiere de' Villeroy, sepolte a lungo nella polvere, sventolarono di nuovo sulle torri gotiche del castello. La musica rimbombava da tutte le parti. Annetta ammirava tutte quelle feste, considerava la magnificenza degli abbigliamenti, le ricche livree dei servitori, i mobili di velluto ricamati in oro, ascoltava i lieti canti che facevan echeggiar le vôlte, e credevasi trasportata in un palazzo di geni e di fate. La vecchia Dorotea sospirava, e diceva che l'aspetto attuale del castello le rammentava tuttavia la sua gioventù.

Dopo aver per qualche giorno fatto l'ornamento delle feste, Emilia e Valancourt si congedarono dai loro buoni amici, e tornarono alla valle. Furono ricevuti dalla buona e fida Teresa con gioia sincera.

Le fresche ombre di quel luogo favorito parvero offrir loro gratamente le più care memorie. Percorrendo que' luoghi, soggiorno per tanto tempo de' suoi diletti genitori, Emilia mostrava con tenerezza allo sposo i luoghi ove solevan riposare, e la sua felicità pareale più dolce, pensando che entrambi l'avrebbero abbellita d'un sorriso.

Valancourt la condusse al platano ove per la prima volta avea ardito favellarle d'amore. La memoria de' dispiaceri sofferti poscia, delle sventure, de' pericoli susseguiti a quell'incontro, aumentò il sentimento dell'attuale loro felicità. Sotto quelle sacre ombre, dedicate per sempre alla memoria di Sant'Aubert, giuraronsi scambievolmente di cercar di rendersene degni, imitando la di lui dolce benevolenza: ricordandosi che ogni specie di superiorità impone doveri a chi ne fruisce; offrendo a' loro simili, oltre le consolazioni ed i benefizi che la prosperità deve ogni giorno all'infortunio, l'esempio d'una vita passata nella gratitudine verso Dio, e la costante occupazione d'essere utile all'umanità.

Poco dopo il loro ritorno alla valle, il fratello di Valancourt venne a felicitarlo sul di lui matrimonio, ed a rendere omaggio ad Emilia. Fu talmente contento di lei, e della ridente prospettiva che questo matrimonio offriva a Valancourt, che tosto gli donò la metà de' suoi averi, e siccome non aveva figli, gli assicurò tutta la sua eredità.

I beni di Tolosa furono venduti. Emilia ricomprò da Quesnel il patrimonio avito; dotò Annetta, che si maritò a Lodovico, e impiegolli ambidue a Epourville. Valancourt e lei stessa preferivano gli ombrosi luoghi della valle ad ogni altra residenza, e vi fissarono stabile dimora; ma tutti gli anni, per rispetto alla memoria di Sant'Aubert, andavano a passar qualche mese nell'abitazione ove era stato allevato.

Emilia pregò lo sposo di permetterle che donasse a Bonnac il legato ricevuto dalla signora Laurentini, e ciò le venne accordato col massimo piacere. Il castello di Udolfo toccava egualmente alla sposa di Bonnac, come più prossima parente della Laurentini; e cotesta famiglia, lungamente infelice, gustò di nuovo l'abbondanza e la pace.

Oh! quanto sarebbe dolce il parlar a lungo della felicità de' due sposi! dire con qual gioia, dopo aver sofferto l'oppressione de' malvagi e lo sprezzo de' fiacchi, furono alfine restituiti l'uno all'altro; con qual piacere ritrovarono i diletti luoghi della patria! Quanto sarebbe dolce narrare, come, rientrati nella via che adduce più sicuramente alla felicità, tenendo ognora alla perfezione dell'intelletto, fruirono delle dolcezze d'una società illuminata, de' piaceri d'una beneficenza attiva, e come i boschetti della valle ritornarono il soggiorno della saviezza ed il tempio della domestica felicità!

Possa almeno aver giovato il dimostrare, che il vizio può talvolta affliggere la virtù, ma che il suo potere è passeggiero, e certo il suo castigo, mentre, se la virtù è oppressa dall'ingiustizia, appoggiata però alla pazienza, trionfa infine di qualunque infortunio! E se la debole mano che scrisse questi eventi ha potuto sollevar un momento il cuor mesto degli afflitti; se colla sua morale consolante ha potuto insegnar loro a sopportarne il peso con rassegnazione, i suoi umili sforzi non saranno stati vani, e l'autore avrà ottenuto la sua ricompensa.

FINE DEL QUARTO ED ULTIMO VOLUME.