Presso talune nazioni del Nord, le mogli sono schiave del marito; appena, colà, la donna mette il piè nei 40 anni, cessa di essere la madre di famiglia ed è sostituita da una moglie giovine.

In ogni paese del mondo infine, dominato da qualunque legge, comunque la donna sembri apparentemente rispettata, pure quel rispetto non è che nominale; la ignoranza le fa spesso subire le crudeli pressioni dei deboli e la impotenza al vero bene cui è missionata.

Difatto presso i popoli che si reputano più civili, perchè influenzati dal cristianesimo, benché veggasi appaiata all'uomo e non si torturi colle neronerie antiche, come appo i pagani; pure, se si mira la incapacità legale che si attribuisce alla donna, la nissuna comunione al pensiero civile per cui non ha attinenze coi pubblici affari del proprio paese, la privazione del sapere giudicata necessaria dai preti corrotti per mantenerla cieca in un'ipocrita castità; se si mira l'imperio maritale che, senza porvi nulla, le toglie anche il conforto di perpetuare il proprio nome nei figliuoli, esclusivo frutto delle sue viscere, e le usurpa il privilegio che la donna madre ha sulla propria fattura, conservato anche dai Romani alla femmina delle bestie coll'assioma sopracitato partus sequitur ventrem! e con la forza brutale le impedisce la libera esplicazione del pensiero dicendo proverbialmente, che le parole della donna sono il simbolo della innettezza e non meritano ascolto[12]; se si mira dico a questa incapacità fittizia, a queste opinioni vituperevoli, che pesano sulla donna; ai mille riguardi, vuoti di senso, ma pur penosissimi ai quali è sottoposta da costumi ancor semi-barbari; all'arbitrio del marito, dal quale deve sempre pendere, mentre questi non crede dover darsi alcuna briga di modificare sè od i suoi atti per gradirle menomamente; alla reclusione lunga, ed alla perpetua tutela alla quale è soggetta, così nella vita civile come nella famigliare, se si mira, ripeto, a tuttociò, siamo costretti a confessare che pur troppo l'orgoglio virile, e la forza muscolare, sono ancora in onore presso gli uomini, e la sacra dottrina del diritto non è da essi apprezzata se non in quanto favorisce agli esclusivi loro interessi.

Eppure dovrebbe la Società persuadersi che la donna (questa creatura così intelligente, questo essere così sensibile, questo ultimo fiat della potenza creatrice, questa opera divina, che riassumendo in sè stessa inesauribili tesori di sentimento e d'affetto, ci si appalesa nel sacro carattere materno la più vera immagine di Dio) non potrà disvelare all'uomo tutti i reconditi pregi di che provvidenza l'ebbe fornita, fino a che, abbrutita dalla materiale oppressione, scoraggiata dal morale disprezzo, ignota a sè stessa, priva d'ogni autonomia, giacerà siccome prezioso arnese di cui l'inesperto fanciullo ignori l'uso, e si balocchi fra le mani, e pesti, e trascini, e frantumi siccome cencio da strapazzo.

La donna abbandonata per diffetto di estimazione, per assenza completa d'educazione, per incuria di costume ai suoi soli istinti, dà già per vero alla famiglia tutta sè stessa, nulla da lei ricevendo, fuorchè cure, legami ed umiliazioni; ed in questo stato di cose quale spirito equo e generoso oserebbe alzare inumanamente la voce sui difetti inseparabili dalla umana creatura non solo, ma altresì voluti necessariamente dall'assenza di luce educatrice?

Oh datele dunque la coscienza di sè, si illumini sul principio da cui parte, sul fine a cui cammina si affermi la sua personalità, si sviluppi la sua morale autonomia, le si ridoni la stima a cui Dio adornandola di tanti pregi le diede diritto; ed allora come l'umanità l'avrà valida alleata nella via del progresso, lo individuo la troverà soavissima compagna nella burrascosa mortale peregrinazione; e la vivace e colta fantasia, e lo spirito gentile ed educato, e l'anima ove s'annida innato ogni soave e pietoso affetto, lo faranno lieto di quell'aiuto convenevole che Dio intese dargli quando la plasmava.

Non ha ella già sofferto abbastanza in sessanta secoli d'oppressione questa protomartire dell'umanità? E non è egli tempo che i legislatori si vergognino di avere adunato sulle fronti delle loro madri tanto vitupero, quanto ne agglomerarono colle loro brutali legislazioni? Non è egli tempo che gli uomini ricambiino, con un po' di riverenza e d'affetto, la tenerezza e le cure delle madri loro? La donna, stringendo al petto l'uomo bambino, e nutrendolo dello stillato del suo cervello, dovrà sempre allevarsi con tanto amore un nemico, un tiranno?

L'uomo sarà egli sempre il supremo arbitrato della famiglia, chiudendo così a forza intorno a lui gli affetti della donna che nulla di meglio cercano, che di espandersi a tutto circondarlo della tepida atmosfera della benevolenza, e dello spontaneo e lieto sacrificio?

«V'è un angelo nella famiglia, scrive Giuseppe Mazzini, che rende con una misteriosa influenza di grazie, di dolcezza e d'amore il compimento dei doveri meno amari. Le sole gioie pure e non miste, che sia dato all'uomo di goder sulla terra sono mercè quell'angiolo, le gioie della famiglia. Chi non ha potuto, per fatalità di circostanze, vivere sotto l'ali dell'angiolo la vita serena della famiglia, ha un'ombra di mestizia stesa sull'anima, un vuoto che nulla riempie nel cuore; ed io, che scrivo per voi queste pagine, io lo so. Benedite Iddio, che creava quell'angiolo, o voi, che avete le gioie e le consolazioni della famiglia! Non lo tenete in poco conto perchè vi sembri di poter trovare altrove gioie più fervide, e consolazioni più rapide ai vostri dolori. La famiglia ha in sè un elemento di bene raro a trovarsi altrove, la durata. Gli affetti in essa si estendono intorno lenti, innavvertiti, ma tenaci e durevoli siccome l'ellera intorno alla pianta; vi seguono d'ora in ora, si immedesimano taciti colla vostra vita. Voi spesso non li discernete, perchè fanno parte di voi, ma quando li perdete, sentite come un non so che di intimo, di necessario al vivere vi mancasse. Voi errate irrequieti e a disagio: potete ancora procacciarvi brevi gioie e conforti, non il conforto supremo, la calma, la calma dell'onda del lago, la calma del sonno della fiducia, che il bambino dorme sul seno materno.

«L'angiolo della famiglia è la donna madre, sposa, sorella! La donna è la carezza della vita, la soavità dell'affetto diffusa sulle sue fatiche, un riflesso sull'individuo della provvidenza amorevole che veglia sull'umanità. Sono in essa tesori di dolcezza consolatrice, che bastano ad ammorzare qualunque dolore. Ed essa è per ciascun di noi la iniziatrice dell'avvenire».