«Le donne son venute in eccellenza

«In ogni arte dove han posto cura».

Perchè, mai adunque non porrebbero desse cura a coltivare in sè stesse, dalla età tenera, questi preziosi doni di cielo? Non sapete voi che l'umanità si travaglia per penuria d'intelligenza, e che la civiltà non potrà mai rapidamente universalizzarsi finchè non si generalizzi nella donna l'amor del sapere? Che non mai tanto l'uomo sarà punto a generosa emulazione, come quando temerà di vedersi per ogni dove dalla donna superchiato? Che non mai sarà la umana società tanto felice come quando l'uomo volgerà le sue mire conquistatrici al nobile primato dell'intelligenza, più non curando il primato del muscolo? Nè mi fate le timidi obiezioni dell'opinione, della critica, del biasimo. Per dio! siamo abbastanza numerose da formar noi pure un'opinione, un criterio, una coscienza; siamo una massa abbastanza compatta e potente da combattere con vantaggio e con successo contro la guerra di polmoni, che ci può muovere la opinione, che in molta parte da noi stesse è formata.

«Non distrugge città guerra di lingue»

come non consuma i libri la critica più spietata, come il sole non perde pur uno de' suoi raggi per agglomerarsi di basse nubi.

È d'uopo che la donna alfin si sollevi al sentimento del suo intrinseco valore, e sè stessa estimi per quel che vale, e non dall'altrui giudizio sempre servilmente aspetti ed apprenda la cifra del suo valore.

Si parlò da molti, e noi stessi parlammo, della influenza della donna nella famiglia e nella società, influenza che ogni esistenza esercita sulle vicine direttamente od indirettamente pel natural ordine delle cose, e nel caso nostro anche infinitamente più sentita, sendo i rapporti della donna coll'uomo tutti affettivi, epperò questo ascendente suo potente e diretto.

Ma avviso nostro non è soltanto, che educare e coltivar si debba la donna, affinchè miglior utile rechi all'uomo, e più così a lui s'aggiunga di potenza morale chè, quando tutti qui fossero i motivi, che portar debbono la donna alla scienza ed allo sviluppo delle sue morali facoltà, rispondendo lo egoismo femminile degnamente al virile, potrebbe dessa, con qualche ombra di ragione, ricovacciarsi per altri secoli nella sua tranquilla nullità, dicendo: se l'uomo tentò abrutire il mio spirito, perchè mi affannerò io a produrre per lui; raccolga egli ciò che ha seminato, non trovi che nullità ove non piantò che ignoranza, e vizio mieta dove non seminò che pregiudizio. Perchè mi sacrificherei alla famiglia? Perchè ogni dolore incontrerei lieta per una prole che, adulta, imparerà dalle istituzioni del suo paese ad avermi in poco conto; per un consorte, che verso di me modestamente s'intitola padrone unico ed assoluto? Perchè sentirei io pietà del povero, mentre la mia stessa proprietà è soggetta all'arbitrio altrui, ed in faccia allo Stato tutti i danni soffre, e non gode nessun dei vantaggi? Perchè lo egoista istinto materno immolerei alla patria; e l'oro e le gioie e l'opera le consacrerei, se la schiavitù mia sta sotto ogni forma di governo nazionale o straniero, laonde le patrie questioni non sono per me che tesi astratte e di remotissimo interesse? Perchè ogni impulso di natura aggiogherei, tiranneggiando me stessa, per piacere ad un uomo che non si dà per me l'egual pena, creando a sè una morale dagli ampii margini, mentre a me disegna i confini più angusti appena escogitabili dal personale arbitrio?

E la donna così pensando, ed operando in conseguenza, scarsa vendetta farebbe delle patite enormità; e non potrebbe l'uomo troppo lagnarsene: ed ella avrebbe il pien diritto di cavare cotali conclusioni dalla lunga storia de' suoi martirii. Ma oltrecchè la donna, fornita ben più dell'uomo d'animo generoso, di raro i conti suoi fa colli interessi, e sempre col cuore; ella così facendo non farebbe che ribadire le catene della sua schiavitù, ed affermare la nullità della sua intelligenza. Laonde non quei soli indiretti motivi portarla debbono a coltivarsi, ma altresì lo suo stesso interesse e diritto e dovere.

E dicemmo diritto e dovere; e questo diritto e questo dovere stanno, in onta alla secolare oppressione in cui giacque la intelligenza femminile. Ed egli è appunto perchè il sapere è suo diritto e suo dovere, che vani riescirono tutti gli ostacoli, deboli i ceppi, sprezzate le autorità, superate le barriere, vinte le lotte, il sarcasmo domato e spuntati i ridicoli. Gli è appunto perchè il sapere è suo diritto e suo dovere, che l'uomo ragionevole ed equo piega alfine la vinta cervice innanzi allo splendido vero, alla evidente affermazione del fatto. Gli è appunto perchè è suo diritto e suo dovere, ch'ella pronta e spontanea rispose all'appello della civiltà, e di sè ingombra infinite scuole, dove la filosofia parli al popolo un benemerito; ed atto assiduo di presenza fa agli atti del nazional parlamento, rendendo talora più significativo il contrasto fra le affollate tribune e i vuoti stalli. Sì, il diritto ed il dovere sono ovunque dall'ordine delle cose posti in rapporto di causa ed effetto. Le attribuzioni dell'essere o della cosa determinano la sua destinazione, ed ecco il dovere; la potenza di porre quelle attribuzioni in moto a raggiungere quella destinazione, ecco il diritto.