Oh vergogni ogni donna di non ispirar nulla di meglio che di codesta roba! sì, meschina lei, finché null'altro trovasi di laudabile in lei fuorché ciò che non è suo. Non è possibile dirle più civilmente, con la migliore volontà del mondo, non posso farmi più onore di tanto, con sì meschino e sgraziato argomento.

Giovani colte e lettrici mie, a voi tocca, ed a voi sopratutto importa che quel giorno presto si levi sull'orizzonte; e da voi eziandio affatto dipende. Oh spogliatevi delle inutili vanità, sgombrate il cieco pregiudizio, scuotetevi di dosso la indolenza dello spirito, fortificatelo ai gravi studii, volgetelo alle severe discipline, e sorgendo voi a nuova vita, un vivo impulso darete a tutta quanta l'umanità, che il vostro morale intervento aspetta, a completare l'opera sua col concorso di tutti gli elementi che la compongono.

So che pur troppo tutto da voi non dipende: so che un dovere finora trascurato dalla società è la istruzione vostra, la quale non è per ora che un semplice dirozzamento, e quasi non basta neppure a darvi la coscienza del troppo che vi manca.

Urge, per dio! che la coscienza pubblica si pronunci su questo bisogno! La donna è dalla legge punita quando trovasi in contravvenzione, eppure non le si dà nozione alcuna del diritto; la civil società la respinge siccome incapace, ma nulla le si insegna di ciò che può farla capace: l'opinion generale diffida della sua intelligenza ad onta dei fatti che l'affermano, ma non le si presenta niun mezzo di sviluppo e d'applicazione.

Dichiarata non responsabile ed incapace in ogni atto che le dà dignità e le suppone intelligenza, responsabilissima reputata in ciò che la infama, e capacissima di ciò che la fa punire o spregiare, ella è veramente in faccia alla umana dignità il Paria e l'Ilota, col quale sì la legge che l'opinione non si danno pena alcuna d'esser logiche, conseguenti ed eque.

L'istruzione ed il lavoro, ecco le sole forze che possono e debbono risollevare la donna ed emanciparla. Finché la società non l'avrà fatto, nessun argine resisterà al torrente della corruzione, niuna diga si opporrà al degradamento morale e materiale della specie.

Nè la legislazione potrà dirsi filosofica e razionale finché di tutti i componenti la società umana non avrà tenuto conto, e non tutti avrà veracemente tutelato; nè le istituzioni potranno dirsi libere fino a che un elemento così numeroso qual è il femminile, dovrà tutte subirle, senza contribuire alla formazione loro; nè la civilizzazione potrà dirsi, non che compiuta, neppure iniziata, finché tanto resta nella società, che civile si chiama, d'ignoranza procurata, di forzata servitù e di insultante ostracismo sopra umane creature: nè un secolo potrà dirsi illuminato se non riconosce il diritto dell'intelligenza ovunque si trova.

Istruite la donna! Se la natura non l'ha fatta pel sapere, ella non risponderà all'appello della scienza; ma s'ella vi risponde, allora è nell'ordine di natura e di provvidenza ch'ella concorra al sociale edificio.

Ella ha diritto al più pronto sviluppo delle sue facoltà; vi ha diritto morale e giuridico.

Lo Stato paga delle università per gli uomini, delle scuole politecniche per gli uomini, dei conservatorii d'arti e mestieri per gli uomini, degli istituti d'agricoltura per gli uomini. E per la donna? Potrà egli seriamente dirsi che lo Stato si occupi di lei? Le scuole primarie! Ecco tutto.