Eppure lo Stato le impone delle leggi, la punisce nelle contravvenzioni, ha per lei dei tribunali, delle prigioni, e per la sua proprietà delle imposte. O non si consideri la donna neppur nei doveri, o le si accordino anche i diritti, senza di che lo Stato è colpevole verso di lei di violenza e di furto! E come noi severamente giudichiamo l'antica e barbarica tirannia, i posteri così giudicheranno quella del secolo XIX. Finirò colle parole di Fourier nel suo libro: Théorie des quatre mouvemens.
«Che gli antichi filosofi di Grecia e di Roma abbiano sdegnato gl'interessi della donna non ci sorprende, dacchè questi rettori erano tutti partigiani innoltrati della pederastia, ch'essi avean levata in grand'onore nella bella antichità. Essi gettavano il ridicolo sulla frequentazione della donna, ed era questa passione considerata ignominiosa. Costumi siffatti ottenevano l'unanime suffragio dei filosofi che, dal virtuoso Socrate fino al delicato Anacreone, non proclamavano che l'amor sodomita ed il disprezzo della donna; la quale, quindi, relegata ad un secondo piano é rinchiusa siccome in un serraglio, era bandita dalla società, degli uomini».
«Siffatti bizzarri gusti, non essendo in favore presso i moderni, non si può a meno di meravigliare che i nostri filosofi abbiano ereditato l'odio di quegli antichi sapienti per la donna, al proposito di astuzie, alle quali è forzata dall'oppressione che sopra le gravita, e dacchè le si costituisce un delitto d'ogni pensiero o parola conforme al voto della natura.
«Chè di più inconseguente dell'opinione di Diderot, dove pretende che per iscrivere alla donna è d'uopo intinger la penna nell'Iride e spolverare lo scritto col pulviscolo delle ali della farfalla?
Le donne possono rispondere ai filosofi: «La vostra civilizzazione ci perseguita dacchè obbediamo alla natura; ci si sforza ad assumere un carattere fittizio, a non ascoltare che impulsi contrarii ai nostri desiderii. Per farci gustare dottrina siffatta è ben d'uopo mettere in giuoco le illusioni ed il menzognero linguaggio, come fate al soldato per illuderlo sulla sua misera condizione. S'egli fosse davvero felice, potrebbe accogliere un linguaggio semplice e vero, che hassi gran cura di non tenergli. Lo stesso è della donna; se libera fosse e felice, ella sarebbe meno avida d'illusioni e di moine, e non sarebbe d'uopo, scrivendole, di porre a contributo nè l'iride, nè la farfalla». — Pag. 146 e 147.
«Quando la filosofia satirizza e schernisce i vizii della donna, essa fa la sua stessa critica; è dessa che produce quei vizii per un sistema sociale che, comprimendola fin dall'infanzia e durante tutto il corso della sua vita, l'astringe a ricorrere alla frode per abbandonarsi alla natura.
«Voler giudicare la donna sul viziato carattere ch'essa spiega nella civilizzazione, equivarrebbe al voler giudicare la natura virile sul carattere del contadino russo, che non ha idea nessuna di libertà e d'onore, e sarebbe come giudicare il castoro sull'imbecillità che mostra nello stato domestico, mentre che nello stato di libertà e lavoro combinato, esso è il quadrupede più intelligente. Lo stesso contrasto apparirà fra le donne schiave della civiltà e le donne libere dell'ordine combinato[15]».
«Esse sorpasseranno gli uomini in industria, nobiltà e lealtà, ma fuori dello stato libero e combinato, la donna diviene come il castoro famigliare ed il contadino russo, un essere tanto inferiore ai suoi destini ed a' suoi mezzi, che si inchina a spregiarla, quando dalle sole apparenze e superficialmente si giudichi». — Pag. 147.
«Una cosa sorprende ed è, che le donne sonosi ognora mostrate superiori agli uomini, quando poterono sul trono spiegare i loro naturali mezzi, dei quali il diadema garantisce loro il libero uso. Non è egli certo che, sopra otto sovrane libere e senza consorte, sette hanno regnato con gloria, mentre sopra otto re contansi generalmente sette sovrani inetti? Le Elisabette, le Catterine non facevano la guerra, ma sapevano scegliere i loro generali, e basta per averli buoni. In ogni ramo d'amministrazione, le donne non hanno desse ammaestrato gli uomini? Qual principe ha superato in fermezza Maria Teresa, che in mezzo a supremi disastri, davanti alla vacillante fedeltà dei sudditi, in mezzo a ministri, come percossi da stupore, sola intraprende di tutti incuorare? Ella sa intimidire la dieta d'Ungheria, indisposta a suo riguardo, arringa i magnati in lingua latina e conduce i suoi propri nemici fino a giurare sulle loro spade di morire per lei. Ecco un sintomo dei portenti che opererebbe la femminile emulazione in un ordine sociale che lascierebbe un libero sfogo alle sue facoltà». — Pag. 148.
«E tu, sesso oppressore, non sorpasseresti tu i difetti rimproverati alla donna, se una servile educazione ti informasse per crederti, siccome lei, automa fatto per obbedire a tutti i pregiudizii, e per strisciare davanti ad un padrone che lo azzardo ti darebbe? Non si sono esse viste le tue pretese di superiorità confuse da Catterina, che si pose sotto i piedi il sesso virile? Istituendo dei favoriti titolati ella ha trascinato l'uomo nel fango, ed ha provato così, che l'uomo può, nella sua piena libertà, annichilirsi egli stesso al disotto della donna, il cui avvilimento è forzato, e per conseguenza perdonabile».