«Sarebbe d'uopo, per confondere la tirannia degli uomini che esistesse per un secolo un terzo sesso, androgino, e più forte dell'uomo. Questo nuovo sesso proverebbe a colpi di bastone agli uomini, ch'essi son fatti pel piacer suo quanto le donne. Udrebbersi allora gli uomini protestare contro la tirannia del sesso ermafrodita e confessare che la forza esser non debbe l'unica norma del diritto. Ora questi privilegi, questa indipendenza, ch'essi reclamerebbero contro il terzo sesso, perchè rifiutano essi d'accordare alla donna?» — Pag. 148.
«Segnalando quelle donne, che seppero prendere un libero slancio, dalla virago, come Maria Teresa, fino alle tinte più dolci, come le Ninon e le Sevigné, sono in diritto di dire, che la donna in istato di libertà sorpasserà l'uomo in tutte le funzioni dello spirito e del corpo che non siano di competenza della forza fisica.
«Già l'uomo sembra presentirlo; e si sdegna e si allarma quando la donna smentisce col fatto il pregiudizio che le accusa d'inferiorità. La gelosia virile si è sopratutto manifestata contro le autrici: la filosofia le ha espulse dagli onori accademici, e rinviate ignominiosamente al domestico focolare». — Pag. 148.
«Qual'è oggi l'esistenza delle donne? Esse non vivono che di privazioni; anche nell'industria l'uomo ha tutto invaso fino alle minute occupazioni dell'ago e della penna, mentre veggonsi donne sobbarcate ai penosi lavori dell'agricoltura. Non è egli scandaloso di vedere atleti di trent'anni aggomitolati davanti ad un banco, o vettureggiando colle braccia vellose una tazza da caffè, come se mancassero donne o fanciulli per le occupazioni del banco o della casa?» — Pag. 159.
«Quali sono dunque i mezzi di sussistenza per la donna priva di mezzi? La conocchia ed i suoi vezzi quando ancora ne ha. Sì, la prostituzione, più o meno velata, ecco l'unica risorsa che la filosofia loro ancora contende; ecco la sorte abietta ove le riduce questa civiltà, questa conjugale schiavitù ch'esse non hanno pure pensato ad attaccare» — Pag. 150.
Fin qui Fourier, ed io, donna, a nome di tutto il mio sesso me gli protesto ben riconoscente, che la penna eloquente abbia impiegata per una causa, che interessar deve ogni spirito equo e generoso.
Se non che, rivolgendomi di bel nuovo alla donna, le ricorderò, che se è dovere dell'uomo l'essere giusto; se sostituire dovunque il diritto alla forza è compito della filosofia; se l'uguagliare tutti gli individui dello Stato davanti alla legge, è opera doverosa della legislazione; è però dovere, diritto, interesse supremo e vitale della donna, che la iniziativa di queste riforme vengano da lei stessa.
La storia ve lo ripete ad ogni pagina, ad ogni riga. I diritti e le libertà ottenute in dono sono illusorie; esse così sciolgono dalla servitù materiale, per travolgere sotto una schiavitù morale colui, che fu abbastanza codardo da non conquistarsela colla propria virtù.
Il dono addormenta la coscienza del dovere e del diritto in luogo di svegliarla; ci adusa a lasciarci tutelare; ci sninnola in grembo ad un illusorio ottimismo, e così, coll'atonia dello spirito, ci riconduce pian piano alle catene.
La donna fece sopra sè stessa, ed a sue spese, questa triste esperienza. Nel Medio Evo le corti d'amore diedero alla donna il nome di regina e di signora, essa fu elevata, fu magnificata, fu idolatrata. Ma quel culto era gratuito, era dono dell'uomo, di quell'essere bizzarro che, mentre allora si faceva trafiggere da mille spade, per meritarsi uno sguardo dalla donna de' suoi pensieri, trova ora esorbitante che ella voglia essergli compagna piuttosto che schiava.