La religione fu sempre e dovunque potentissimo mezzo a dominare la donna, e sta bene; ma io vorrei che questo sentimento, ch'è in lei tanto sentito e dominante, non in mano altrui fosse, ma in sua mano; non diretto a farla schiava perpetua dell'altrui avviso, epperò dell'interesse altrui talora cieco strumento, ma sollievo le fosse e guida attraverso i delirii dell'umana mente e gli errori d'una peranco non adulta filosofia.
Gli è in vista di ciò che, partendo io dalla semplice ragione religiosa ad appagamento dello intelletto (dacché voi a qualunque culto apparteniate siete in possesso delle religiose dottrine), più che della teoria, della pratica applicazione mi sollecito di questo nobilissimo fra i sentimenti dell'anima umana. Laonde non sopìto e latente vorrei rimanesse in voi, oppure sterilmente espresso con atti esterni convenzionali che, per quanto moltiplicantisi, poco costano all'uomo, e meno onorano Iddio, siccome quelli che il loro pregio in sè stessi non recano, ma portarvi debbano alla virtù, all'amore universale, all'operosità.
Considerando quindi la donna nella famiglia, e vedendovela ricca e forte di una potenza, che ha la sua segreta ragione nei cuori stessi di quelli che la circondano, eppure vedendo questa stessa potenza rinnegata dalle istituzioni, paralizzata dagli interessi, soffocata dallo abuso del muscolo, e dalla donna stessa sconosciuta e deprezzata per l'inscienza deplorevole del proprio valore, mi sorge spontaneo il voto, ch'ella si desti finalmente al sentimento dei propri mezzi, ed alla loro doverosa e lata applicazione. — Madre, vede passarsi fra le mani tutte le generazioni, sulle quali tutte ella possiede lo irrepugnabile vantaggio della prima educazione. Incalcolabili sono le conseguenze di questo fatto! l'uomo non giunge che assai difficilmente a sbarazzarsi dalle impressioni della prima infanzia. In quella età non sono già idee che si accatastano sopra idee, ma sensazioni che si aggiungono a sensazioni, cosichè le prime nozioni della vita possono chiamarsi vere incisioni, mentre i numerosi concetti, che attraversano la mente adulta, non sono che panorami. Da ciò ne deriva che, quando la donna sarà sorta alla coscienza di sè, e saprà e vorrà applicare lo immensurabile potere del materno ascendente, e l'arte avrà appresa dello educare, le generazioni saranno quali essa le vorrà.
Nè meno potente è la donna sposa, quando le nuziali tede accese vengano dallo amore, massima potenza che abolisce e sopprime di fatto tutte le tirannidi escogitate dagli interessi, appoggiate dalle leggi, applicate dalla forza, e sottoscritte dalla debolezza, delle quali fu ed è dovunque e sempre, dal più al meno vittima la donna moglie. Non è che sotto la influenza dello amore, che risorgono i diritti della natura, e l'eguaglianza è ristabilita fra due esseri ambo d'intelligenza dotati e di sentimento, l'uno all'altro necessarii, l'un l'altro attraentisi. Epperò ogni interesse della donna, vuole, che fin quando i coniugali nodi retti non siano da più equi patti che quelli non sono dalle istituzioni nostre prescritti, ella non accetti che l'amore a mediatore del fatale contratto, senza di che, legata a perpetua servitù, sarà astretta a maledire ogni giorno le importabili catene. Che se l'amore avuto avrà pronubo al nodo, oh allora! non abbisogna di nessuna dottrina, di niun insegnamento. Egli solo ammaestra, egli rivela, egli compisce. Egli dona lo intuito dei secreti dell'altro, egli indovina ciò che sarà gradito, egli affronta il dolore, non paventa il sagrificio, non conosce querela, non ama il garrito, detesta la tirannia, e come fuoco sacro, che di continuo lavoro si nutre, abborre la inedia, ed all'utile, al meglio, alla felicità dell'oggetto suo, assiduamente si impiega.
Ottenuto il frutto dell'amore, tutta la morale vitalità della donna si riversi su quello, seguendo i procedimenti della natura, che quel mezzo a cotal fine preponeva.
Questo è il suo maggior campo d'azione, è questa la grave ed ardua missione sventuratamente finora sì sovente incompiuta, perchè argomento di serie meditazioni, d'assidue cure, d'eroiche abnegazioni, cose tutte però che, per quanto difficili, non sono altrimenti superiori alla sua potenza; tanto più s'ella voglia persuadersi, essere lo suo intelletto capace di molti lumi siccome il suo cuore sede di molto affetto.
E mi giunge opportuno lo dimostrare, come il solo istinto materno, se per avventura sia sufficiente provvidenza alle fisiche esigenze dell'uomo animale, certo è impotente a creare ed informare l'uomo morale, ed abbisognar perciò la madre di coltura e sapere a ben fare la prima educazione.
Ed eccomi perciò a considerar la donna in faccia alla scienza; a provarle come i fatti la dimostrano atta a coltivarla, di quanto essa aumenti il suo morale valore, di qual felice emulazione la femminile coltura faccia punto il viril sesso con sempre maggiore incremento di civiltà; di quanta maggiore autorità si circondi il carattere materno, se allo affetto, che ispira, aggiunga riverenza e stima del solido intelletto; di quanta maggiore efficacia sulla prole siano ammaestramenti che, non di tradizionale meccanismo, ma di profonda sapienza si recano la impronta.
Ma la donna, costituita qual'è di vivace intelligenza e d'indole diffusiva, non ha esaurita nella cerchia angusta delle domestiche pareti la sua morale vitalità; epperò là non finiscono i suoi doveri.
Ovunque, con altrui vantaggio e proprio, applicare può le sue nobili facoltà l'essere morale, là egli trova tracciato un dovere. La inerzia dello spirito non è ammissibile; e sarà sempre sventura forzata, se volontaria, delitto.