V'ha poi un altro genere d'educazione per la donna, cioè un altro estremo peggior del primo, ed al quale accennavo sul principio di questo lavoro; il quale, tendendo ad informare la donna al culto dell'opinione, non la educa già, la adorna, e la adorna della diafana superficie di molte, e molto belle cose, ed anzitutto si preoccupa di darle quei talenti, che la faranno meglio ammirare e piacere. L'esposizione è ricchissima, ma non è tale se non perchè tutto il magazzino è sul davanti. Queste donne non sono fatte per loro, sono fabbricate ad altrui uso e consumo.

Qual meraviglia se da una siffatta educazione esce la donna vera nullità e ben tosto demoralizzata; poiché, dopo aver fatto al mondo il sagrificio delle sue facoltà, ed aver aspettato da lui riverentemente la cifra del suo valore, qual altro avvilimento, qual'altra degradazione le è impossibile?

E nell'una educazione e nell'altra la donna non sa che si voglia intendere per progresso, per libertà, per diritto, per lavoro, per associazione, per solidarietà, per principii.

Assorta collo spirito in un'atmosfera, che non è quella del mondo reale, inviluppatavi dal misticismo; oppure non amando che sè stessa, ed idolatrandosi sopra ogni cosa, il mondo avvanza ed ella resta indietro. Vede ella l'agitarsi di tanti uomini e di tante cose senza nulla capirvi; ode nelle discussioni frequenti il cozzo di cento idee: vede nella vita di mille partiti l'urto di contrarii interessi; vede combattersi sulla faccia della terra una titanica lotta; ma il suo spirito, incapace perfin di parteggiare, non ne è per nulla curioso; oppur cocciuta conservatrice vorrebbe risuscitare l'impossibile passato.

Ora così non può, non deve camminare la cosa!

Legislatori, occupatevi della educazione della donna! Non vi ostinate nella negazione della giustizia! Si consultino le sue attitudini, si assecondino le sue vocazioni e si applichino. Ella vi ha un diritto morale e giuridico.

Se l'identità del fine tragge con sè identità di dovere, desso suppone altresì identità d'attitudini. Ora ciò tutto costituisce un diritto ingenito ed innegabile, donde un altro diritto, l'applicatone di queste attitudini educate e sviluppate in funzioni adequate e corrispondenti: funzioni che null'altro vieta alla donna che il meschino pregiudizio d'una lunga abitudine d'esclusione, che lei intimidisce dallo aspirarvi, e l'uomo ritragge e sfiducia dallo affidarle.

L'intelligenza femminile è un terreno vergine ed inesplorato; peggio, è terreno sul quale imperversarono mai sempre ingenerosi i venti degli iracondi interessi, le grandini avvelenate delle satire e dei sarcasmi, le nebbie fitte ed asfisianti dei religiosi terrori a soffocarvi in germi, od a mietervi immatura la spontanea vegetazione.

Ma siccome, in faccia al principio incontrovertibile del diritto, la donna ha diritto all'istruzione; siccome il suo spirito è vocato a progredire; siccome la sua intelligenza si è potentemente svegliata in pochi anni di libera vita; siccome tutti i diritti sono fratelli, e la donna lo capisce generalmente assai bene; siccome la filosofia reclama la donna per riceverne coll'impronta del suo genio un po' di possibile e di concreto, così voi la vedete, spinta da un impulso fatale, ingombrare infinito numero di istituti e di scuole ansiosa del sapere: e verrà giorno, in cui ella saprà imporsi, poichè saprà informare i suoi figli alle cose nuove, e col suo attivo intervento imprimerà un nuovo impulso alla rivoluzione sociale; poichè ella è sazia delle antiquate dottrine, delle quali voi vi ostinate a rivestire il suo spirito, e che voi già da tempo avete per conto vostro rejette; ella è sazia di fede, e vuole un'po' di ragione, ed alla sua fame più non bastano le aride bricciole dei vostri banchetti.

Fate posto alla donna e tutto si rifonderà, e si riformerà meglio assai di quel che possiate fare voi pochi e rigorosi atleti del pensiero, che la mente indomita spingete fin nelle nubi, ed ai bassi mortali rimanete pur sempre incompresi, chè in voi ammirano nulla più che sublimi utopie.