In fin de' conti se ella era andata di là a suonare con il signor Svarzi, era stato tutto per la politica della zia; che lei s'era subito seccata vedendosi seguita dal giovine; aveva sentita l'irregolarità della cosa.
E quella irregolarità era saltata subito agli occhi dell'ingegnere.
«Avrà pensato che mi lascio corteggiare da quel gommeux!—disse arrossendo.—Mi avrà trovata leggera e vana come molte altre; e questa forse non era l'opinione che aveva prima di me.
A questo pensiero le scese in cuore un'angoscia amara; e insieme con l'angoscia, un sentimento di dispetto verso lo Svarzi e verso la zia, che se egli frequentava ormai la casa con troppa assiduità, la colpa era tutta sua, che lo riceveva sempre con festa e lo invitava a tornare presto, a venire di sovente, come un amico intimo. Ed egli non se lo lasciava dire due volte. Ormai veniva quasi tutti i giorni e faceva delle visitone. La gente non poteva certo pensare ch'egli venisse per la zia; avrebbe pensato quello che era passato nella mente dell'ingegnere del Pozzo.
«Se ci fosse stata Lena, ciò non sarebbe avvenuto!—mormorò.
«Se ci fosse stata la mamma, le cose sarebbero andate diversamente!—disse in un sospiro.
Si era spogliata; e avvolta nella vestaglia leggera, respirava l'aria fresca della notte a la finestra aperta.
Con gli occhi fissi ai mille lumi lontani che lucevano fantasticamente attraverso le fronde del platano, ricordò che il domani avrebbe dovuto andare a far visita a la signora Rabbi.
«Papà è certo da lei, adesso!—pensò.—È là che deve passare le lunghe serate; e quando egli è là, non ricorda certo nè me, nè la povera mamma!
La signora Rabbi sarebbe venuta in casa presto, per certo; e con lei sarebbero entrati nel villino un lusso maggiore, il movimento, le feste, bisognava rinunciare alle abitudini semplici e tranquille; a la quiete. La casa sarebbe stata messa sossopra; tutto avrebbe dovuto ubbidire ai gusti, forse ai capricci della nuova padrona.