— Da quanti anni sei sposata? La tua Luciana ha dieci anni, se non erro.
— Ne ha undici. Da tredici anni Gino fa di me la più felice delle donne, — disse Vilia risentita e stringendo le labbra un poco pallide.
— Lo so, lo so, — rispose Claudia, — so che Gino è un angelo, ma ciò non cambia le eterne leggi della natura. Fisiologicamente, l'amore, nel senso specifico della parola, non può durare più di quattro anni. Dunque tu da nove anni fai una vita incompleta ed anormale.
— Ma che eresie, che sciocchezze dici?
— Non sono sciocchezze; me lo ha detto un dottore, un neuropatologo, uno che ha studiato a Parigi, in Germania, in Olanda; uno che sa tutto. Mi ha anche condotta nel suo laboratorio e mi ha fatto vedere dei cervelli conservati nello spirito.... Ebbene, egli mi ha assicurato che, dopo quattro anni, le cellule nervose.... il neurolemma....
E Claudia fece una lunga dissertazione scientifico-realistica.
Ma Vilia non ascoltava. Guardava con occhi trasognati l'azalea che lasciava cadere silenziosamente di quando in quando i suoi pètali rosati.
— Del resto, — concluse Claudia — non hai che da osservare intorno a te. Guarda la Miriam Voli: ha trentadue anni e ne dimostra cinquanta. Guarda la Gina Del Bosco: ne ha anche meno ed è avara, arcigna e bigotta. Guarda Carlotta Allegri: è più giovane di noi, ed è completamente mummificata. Tutte donne irreprensibili ed infelici. E guarda te! Sì, sì! Va! va a guardarti nello specchio. Guarda che faccia hai! Hai quella faccia noiosa che hanno le donne che non sono innamorate.
Vilia rise. Si era alzata ed era andata a guardarsi nello specchio sopra il caminetto. Claudia la seguì e le cinse le spalle col braccio.
— Vedi se ho ragione? Arida sei; arida. Hai gli occhi morti, hai la pelle morta, hai i capelli morti; sei tutta senza vita e senza elettricità. Se vai avanti così, tra cinque anni sarai un rudere.