Vilia rise ancora, ma senza soverchia gaiezza.
— E guarda me, invece, — continuò Claudia; — ho la faccia noiosa io? Guarda i miei capelli! Quando li spazzolo crepitano e mandano scintille. Ogni filo è una pila di elettricità. E guarda i miei occhi!... e la mia bocca, com'è vivida. Ebbene, credimi; se non era Renzo Galimberti, a quest'ora ero incartapecorita anch'io. Renzo rappresenta per me un vero Institut de Beauté.
— Renzo Galimberti? — Vilia la fissò stupefatta. — Ma scusa!... credevo.... credevamo tutti che il conte Arsieri....
— L'anno scorso, — disse Claudia con gravità, — compievano i quattro anni da che Giulio Arsieri era il mio amante. Quindi ho dovuto lasciarlo.
— Ma perchè? Se ti era così devoto! E col legame della vostra musica....
— Te l'ho detto il perchè. La teoria del mio dottore. Erano passati i quattro anni; quindi l'azione.... terapeutica del nostro amore era cessata; e Giulio, come rimedio, come tonico, come antisclerotico, non serviva più.
— Tu sei un mostro! — disse Vilia.
L'altra rise e si alzò. Vilia l'accompagnò alla porta.
Sul limitare Claudia si volse; prese tra le due mani il viso sottile dell'amica e la guardò negli occhi:
— Non odiarmi, piccola Vilia; non odiarmi.