Si parlò di cavalli, di società, di danze moderne; egli disse che sarebbe andato l'indomani a un concerto al Grand Hôtel. Poi si parlò di Claudia; e Vilia rise, e Galimberti sorrise.

Luciana camminava davanti a loro, composta e snella, a braccetto di una sua piccola amica. Galimberti osservò che la bimba aveva dei meravigliosi capelli — erano infatti lunghi, rossi e ricciuti — e soggiunse rivolto a Vilia:

— Ecco una personcina che tra pochi anni le darà assai da pensare!....

Vilia si sentì seccata da quell'osservazione senza sapere perchè. E dopo un istante lo congedò. Egli, alto e ritto, a capo scoperto nel sole, tenne un momento stretta la sua mano.

— Verrebbe con me al lunch domani all'Excelsior?

Vilia scosse il capo.

— Ad ogni modo.... io ci sarò, — disse l'Institut de Beauté, con uno sguardo significativo.

Vilia chiamò a sè Luciana, salutò e tornò a casa.

Guardandosi nello specchio, mentre toglieva il cappello, si trovò bella. E per tutto il resto del pomeriggio si fece del massaggio alla faccia e si aggiustò le mani e le unghie. Alle sette fece una toilette ricercata, indossando una veste gialla e nera che non metteva quasi mai. ( — Sembri un affiche di qualche marca di Champagne, — le aveva detto suo marito la prima volta che gliel'aveva veduta, soggiungendo in francese perchè Luciana non capisse: — Tu es très troublante et émoustillante!).

Ma Gino quella sera non tornò a casa. Telefonò dallo studio che doveva andare in casa Ricci ad incontrare un deputato che forse si sarebbe interessato al Credito Fondiario, e ch'ella non lo aspettasse a pranzo.