L'immondo insetto dov'era? Era sparito! Ma dov'era? Gino si cacciò le dita nelle orecchie, e pestò i piedi nudi profferendo molte bestemmie. Suonò per la cameriera e le gridò traverso la porta chiusa:
— Questa casa è una porcheria. Le spugne piene d'insetti!... È una vergogna.
Non fece il bagno, non baciò le mani a Vilia, non entrò neanche nella sala da pranzo dov'ella con Luciana l'attendevano per prendere il caffè. Uscì sbattendo l'uscio di casa e prese un esecrabile caffè in un bar.
A mezzogiorno tornò a casa, ammansito e compunto. Vilia non c'era.
Non c'era che Luciana, lagrimosa e spettinata. La mamma era uscita alle undici dicendo che non sarebbe tornata fino a sera.
La formica pinzatola, avendo compito la sua missione, passò una giornata febbrile sotto al bagno, e la notte tornò fuori nell'edera; dove, quando fu giunta la sua ora, un passerotto la mangiò.
VII.
Lezioni di Felicità
Il Destino sonnecchiava, stanco dopo le fatiche d'una giornata occupatissima. Aveva rovesciato le sorti di ventisette nazioni; aveva gettato nelle fauci spalancate della Morte qualche milione d'uomini e ne aveva messo al mondo altrettanti; aveva spezzato molti cuori teneri e ferrei; aveva fatto dei milionari e dei mendicanti; aveva sparso per l'orbe terracqueo gioie e sventure, ed ora si sentiva in diritto di riposare.