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«Nell'adamàntina luce del serto» la Regina mi aspettava. Accanto a lei ritto e immobile stava Carducci; mi pareva di scorgere nel suo sguardo rivolto a me una certa trepidanza e preoccupazione. Anche gli ufficiali in cerchio guardavano tacendo.
Il mio spavento crebbe. (Oh silenziosa selva di abeti!).
Ma la sovrana mi tendeva sorridendo la mano e davanti a quel sorriso la mia timidezza svanì. Mi parlò. Subito mi parve d'essere sola al mondo con lei. Virtù veramente regale, ella dava, parlando, l'impressione che tutto di me le fosse noto e che nulla all'infuori di me la interessasse.
.... Quel meriggio alla table-d'hôte del Miravalle (io sedevo tra Carducci e Piero Giacosa) si parlò molto della regale udienza. Cioè io parlai poco e Carducci non parlò affatto. (Già, egli era «d'indole orsina» e amava di tacere quando non aveva nulla d'importante a dire). Ma Piero Giacosa raccontava molte cose; e, passando dagli eventi del mattino ad apprezzamenti generali sull'augusta dama, osservò:
— Sì; Margherita è veramente regale. Ma è anche.... veramente donna.
— Perchè? Come mai? — chiesero le molte signore presenti.
Il professor Piero si volse a me.
— Quando per la prima volta le parlai di voi e delle vostre poesie, Sua Maestà m'interruppe subito colla domanda tutta femminile: «Ma.... è bella?»