— E che cosa rispondeste?

Confesso che attesi non senza trepidanza la risposta.

— Risposi, — e Giacosa si volse a me con un affabile sorriso: — «Bella? È.... peggio, Maestà».

— Peggio? Perchè? — chiesero le signore.

— Peggio? Che cosa vuol dire? — chiesi io, non poco mortificata.

Giacosa mi guardò di nuovo con quel sorriso.

— Non ve ne lagnate. Era una risposta lusinghiera, — disse.

E sorrisi anch'io assai riconfortata.

— Era una risposta scorretta, — tuonò Carducci d'improvviso. — Ella non aveva alcun diritto di fare simili apprezzamenti.

Tacemmo tutti, mortificati e compunti. Io non sapevo cosa fare del mio sorriso. Fortuna volle che i camerieri entrassero nella sala portando maestosamente, nel nostro silenzio, dei polli arrosto, supini in un'insalata smeraldina.