Contemplando il piatto che il cameriere mi porgeva con benigno sussiego, sentenziai con voce alta e melliflua:

«Del pollo il vol, e del tacchino il passo.»

E presi un'ala di pollo.

Carducci si volse di scatto con fosco cipiglio.

— Eh? Cosa? Cos'hai detto?

Io ripetei la sagace sentenza.

— È una poesia, — spiegai, — e significa che bisogna prendere l'ala del pollo e la gamba del....

Carducci m'interruppe sdegnato: — Ma che poesia! — esclamò, crollando le spalle con ira ed impazienza.

Qualcuno rise (probabilmente ero io!) e il temporale si dileguò.

Non fu quella l'unica volta che Carducci si adirò con Piero Giacosa, a cui tuttavia era legato da viva amicizia. Giacosa era spiritoso e brillante e amava gli scherzi. A Carducci gli scherzi non piacevano. O allora dovevano essere degli scherzi assolutamente puerili e semplici. Le parole ambigue e le frasi a doppio senso gli erano odiose e lo incollerivano subito.