— Signora Emilia.... vieni qui!... (l'abitudine mi fa rispettosa, la malattia mi permette la familiarità). Senti.... se devo morire....
M'accorgo con un piccolo tremito che ella nè protesta nè ride, come avrei sperato. Dice: — Ebbene? — e le lagrime le scendono dagli occhi.
— Se devo morire.... avverti....
— Chi?
Chi? Me lo domando anch'io. Papa è a Yokohama con la sposa nuova che ancora non ho potuto imparare a chiamare mamma. I miei fratelli? Arnaldo è a Tokio, Ferruccio a Nuova York; Anselmo a Buenos Ayres; Louise a Kew; Eva a Petermaritzburg. La più vicina è la mia mamma.... che dorme nel piccolo cimitero protestante di Milano.
Allora dico:
— Avverti Carducci.
Carducci arriva, più fosco e accigliato che mai. Mi guarda un pezzo, senza parlare, poi dice:
— Guarisci; e ti farò un regalo.