— Che regalo? — mormoro io.
— Vedremo, — risponde. E se ne va. Sparisce. Sparisce anche la signora Luzzatto.... Sparisce tutto.
Non perchè io muoia; ma perchè dormo. Dormo per quattordici ore e mi sveglio senza febbre.
— Che regalo? — dico appena apro gli occhi, a Carducci che è riapparso; e accanto a lui sta la signora Emilia tutta ridente.
Carducci ripete: — Vedremo. Adesso pensa a guarire.
Pensai a guarire. Carducci tornò via tranquillizzato e ritornò a trovarmi qualche mese più tardi.
Andai alla Stazione Centrale ad incontrarlo. Molta gente lo conosceva e lo salutava. Come ero solita, gli diedi due grandi baci, uno di qua uno di là sulle guancie, ed egli li subì col suo abituale cipiglio; io mi appesi al suo braccio e uscimmo dalla stazione a cercare una carrozzella.
Ma prima di salirvi Carducci a un tratto si volse a me con severità: — Mi farai il piacere, — disse, — di non baciarmi sempre nelle stazioni:
Io rimasi sorpresa e mortificata.
— Ma altrove non vi bacio!... Non vi bacio che quando partite e quando arrivate, — esclamai.