— Questo libro che tu dici.
— Ma no! ma no! Del colore e della forma del cavallo!
— Già, — brontolò Carducci, crollando le spalle, — mi pareva impossibile.... Basta. Adesso lasciami mangiare in pace.
Sulla forma convenne con me: il cavallo doveva essere grande. Grande e grosso, dicevo io; grande e magro, diceva lui. Ma sugli altri particolari non fummo d'accordo. Io lo volevo bianco colla coda mozza. Carducci lo voleva nero colla coda lunga.
— Ma, caro Orco....
— Basta; — fece Carducci, — ti ho detto di lasciarmi mangiare in pace.
Ma Carducci non doveva mangiare in pace. Un professore di filosofia, che faceva colazione a un'altra tavola, lo scorse e venne a parlargli. Dopo che ebbero discusso varie cose io riparlai del cavallo; e il professore si offrì di venire con noi al Tattersall.
A me parve provvidenziale. Un professore! Ci aiuterebbe nella scelta. Tanto più che se ne intendeva, avendo un fratello capitano di cavalleria.
Al Tattersall il direttore ci accolse con agitata e premurosa affabilità. Era circondato da molti uomini — maestri d'equitazione, palafrenieri, garzoni di stalla, che in cerchio ci contemplavano.